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TEOLOGIA MORALE SESSUALE
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TEOLOGIA MORALE SESSUALE
Anche in questo campo della teologia morale si notano le difficoltà ad
elaborare una fisionomia rigorosa e sufficientemente condivisa nelle
trattazioni di etica sessuale e matrimoniale. In particolare si nota la fatica
a produrre una comprensione cristiana del rapporto uomo-donna che renda conto
criticamente sia dell'esperienza storico-culturale che della "natura"
dell'inclinazione sessuale. Vi è, per esempio, la tendenza ad usare il
paradigma personalista senza tematizzare la figura antropologica/teologica del
matrimonio rispetto alla sessualità e senza chiarirne il rapporto con la
generazione.
Alcune opere tuttavia - non sempre recentissime per altro - tentano da diversi
punti di vista, e con differenti intenti, direzioni più interessanti e
pertinenti; tra queste indichiamo:
A. Jeanniere, Antropologia sessuale, Gribaudi, 1969, pp. 187, L.
6.000. E ormai un "classico" che si raccomanda in quanto cerca di coniugare una
suggestiva, ma non frettolosa analisi del rapporto uomo-donna (sulla scia di
una fenomelogia attenta a cogliere i nessi intrinseci fra le grandi categorie
della sessualità) con i risvolti di ordine morale. Una presentazione, in rapida
sintesi, della teologia morale della sessualità si trova in
T. Goffi, Etica sessuale cristiana, EDB, 1981, pp. 134, L. 6.000,
dove prospettando un'etica sessuale sia personale che coniugale si svolge un
tragitto che va da un richiamo all'etica attuale verso una riformulazione più
adeguata dell'etica sessuale, per approdare alle indicazioni dei suoi tratti
cristiani e concludere con un accenno ad alcune problematiche particolari.
Sempre nell'ottica della trattazione "manualistica" dell'etica sessuale è da
richiamare
G. Piana, Orientamenti di etica sessuale, in T. Goffi - G. Piana,
Corso di morale. Vol. 20, Diaconia, Queriniana, 1983, pp. 269-366, L.
35.000, dove i criteri del giudizio morale sui fenomeni e problemi attinenti
alla morale sessuale sono ricondotti ad una comprensione
antropologico-cristiana del rapporto uomo-donna, senza però che si analizzino
le direzioni storiche della tradizione cristiana al riguardo.
Attenta al tema specifico dell'etica coniugale è una pubblicazione di
B. Marra, Etica della vita coniugale, Dehoniane, 1988, pp. 226,
L. 16.000, il quale cerca di coniugare in modo non occasionale l'attenzione
fenomenologica con l'istanza teologica nel campo delle relazioni uomo-donna per
prospettare poi il "modello" coniugale-parentale. A ciò si aggiunge una serie
di considerazioni sulla situazione pastorale relativamente al matrimonio
nell'attuale situazione sodcio-culturale ed ecclesiastica.
E. Fuchs, Desiderio e tenerezza. Una teologia della sessualità,
cur. D. Bert, Claudiana, 1984, pp. 336, L. 15.500. Si tratta di un'opera di un
pastore della Chiesa riformata, nonché docente di etica teologica
all'Università di Losanna e di Ginevra, che offre alcune caratteristiche del
"trattato". Pur apparendo a volte pregiudiziale l'ottica teologica riformata
nei confronti della teologia morale cattolica del matrimonio, risultano
suggestive alcune letture circa il rapporto uomo-donna nell'orizzonte
socio-culturale, circa la teologia biblica ed alcuni momenti di storia
dell'etica sessuale cristiana.
G. Gatti, Morale sessuale, educazione dell'amore, LDC, 1988, pp.
196, L. 10.000. È il terzo volume di un manuale di teologia morale recente che
si segnala per il tentativo di dare un orizzonte "educativo-pastorale" alla
proposta di etica sessuale, pur rimanendo le difficoltà di un adeguato
svolgimento della tematica.
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Prof. Lino Casati |
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MORALE SESSUALE
I tentativi recenti della riflessione teologico-morale sulla sessualità, da un
lato sentono il dovere di render conto dell'istanza del bene e della fede
nell'attuale cultura e vicenda sociale, dall'altro avvertono la necessità di
svolgere un discorso sulla verità del rapporto uomo-donna che sia "teologico
morale", cioè critico e pratico. I richiami alle insufficienze della
impostazione tradizionale e manualistica, tipici soprattutto dei primi testi
postconciliari, anche se non mancano, sono tuttavia meno presenti, poiché si
vuole soprattutto positivamente proporre all'uomo, al cristiano e al sacerdote
i contenuti e le direzioni plausibili e praticabili. Per questo vi sono testi
che, superando lo schematismo o i presupposti della manualistica preconciliare
intendono articolare la materia intorno a dei paradigmi che permettano
l'assolvimento delle esigenze sopra citate. Altri invece si concentrano su
tematiche specifiche e qui fanno valere quei modelli. Questi poi si riducono
per lo più a quello "personalista", certo significativo per mostrare che il
bene morale individuato dall'etica sessuale cristiana è il bene umano come
tale, ma implausibile, o quanto meno insufficiente, per mostrare che la vita
buona nel campo sessuale è data da un desiderio che si compie affidandosi ad
una promessa espressa attraverso un comandamento. Oltre tutto il paradigma
personalista sembra non rendersi sufficientemente conto che nella cultura
odierna il riferimento al soggetto fatica a riconoscere l'istanza della verità
morale come tale.
Perciò distingueremo i testi che si presentano come "sintesi manualistica"
della materia da quelli che invece toccano una tematica determinata, pur
giocando in essi i presupposti etico teologici.
1) Nel primo settore si veda A. Autiero, Sessualità, in F.
Compagnoni, G. Piana, S. Privitera, (a cura di), Nuovo Dizionario di
Teologia Morale, EP, 1990, pp. 1222-1236, L. 78.000, il quale, presenta
il tema attraverso un riferimento critico alla situazione, un appello al
messaggio biblico ed ecclesiastico, una esposizione delle dimensioni
caratterizzanti la sessualità che soprattutto l'ermeneutica odierna sottolinea
(personale, relazionale, apertura alla vita, piacevole, e socio-progettuale) e
infine una declinazione etica di queste dimensioni. Il paradigma soggiacente
del valore della persona viene fatto funzionare con un linguaggio chiaro ed
espressivo. Tale merito tuttavia non toglie che l'articolo si limiti solo ad
esporre, sia la situazione che, gli elementi di una morale personalista, senza
chiarire il problema di un'etica sessuale cristiana dato dalla relazione fra la
libertà della fede e l'istanza di bene allusa nell'esperienza sessuale. Non è
strano infatti che la parte etica non faccia altro che riprendere i principi
personalisti, lasciando sullo sfondo il dato biblico ecclesiastico.
Anche se si presenta con l'obiettivo di esporre una morale "umana" e non
connotata in senso cristiano della sessualità, troviamo il medesimo paradigma
personalistico e lo stesso limite, per altro accentuato da un carattere quasi
compilatorio, nel testo di M. Vidal, Etica della sessualità, SEI,
1993, pp. 270, L. 28.000. Qui appare interessante il percorso svolto che va
dalla esposizione del fenomeno "sessualità" nei suoi vari "livelli" (biologico,
psicologico, interpersonale, socio-culturale ed esistenziale) alla loro
applicazione circa alcuni problemi (omosessualità, autoerotismo, educazione
sessuale), alla figura della reciprocità di coppia e infine alla determinazione
matrimoniale. Vidal indica con chiarezza ed essenzialità gli elementi che
costituiscono la sessualità secondo i vari aspetti e cerca di mostrarne la
valenza personale. Da questo punto di vista il testo può avere una certa
utilità sul piano didattico. L'assenza di una teoria critica sull'esperienza e
sul suo rapporto con l'etica lo porta però semplicemente ad accostare le varie
"parti".
Significative sono le osservazioni circa il matrimonio e la sua attitudine ad
essere l'unica "istituzione" per la sessualità, mentre in realtà il matrimonio
si configura prima di tutto come senso determinato - e perciò istituito del
rapporto uomo-donna.
Una preoccupazione spiccatamente didattico-pastorale caratterizza il saggio di G.
Rossi, Sessualità, matrimonio e famiglia, in L. Lorenzetti (a
cura di), Trattato di etica teologica, EDB, 1993 vol. Il, pp. 157-167, L.
50.000, dove vengono presentati prima la sessualità e poi il matrimonio e la
famiglia. Qui, in ambedue le sezioni, viene dapprima illustrata la situazione
(dati obiettivi e il vissuto variamente interpretato), poi si passa ad una
riflessione morale, a sua volta articolata nei principi, di derivazione biblico
teologico e magisteriale, e nelle indicazioni operative, cioè nelle norme e nei
problemi di comportamento. La peculiarità del saggio non sta nel riferimento ai
contenuti dei principi e delle indicazioni operative, dove per altro la
distinzione è a volte nominalistica, perché ciò che si dice delle indicazioni
operative appartiene o è già anticipato nei principi, quanto piuttosto
nell'inserire all'interno dello schema alcune osservazioni su come riferirsi
alla Scrittura, al magistero e alla situazione socioculturale. In questo senso
il manuale vuole abilitare ad un giudizio "teologico" sui problemi morali.
L'esito però, sia per l'assunzione acritica del personalismo sia per la
considerazione delle scienze umane come scienze descrittive, appare piuttosto
lontano dall'essere raggiunto.
Benché non si possa immediatamente e tout court iscrivere nella
prospettiva personalista, rientra comunque in questa direzione un'opera a più
mani che vuoi essere un tentativo di trovare nella morale un terreno utile di
possibile incontro tra cattolici e protestanti: B. Lauret e F. Refoulé (a
cura di), Iniziazione alla pratica della teologia, Queriniana 1986, vol.
IV, pp. 414-504, L. 50.000, dedicato alla morale, dove il tema sessuale è
svolto da E. Fuchs per la parte fondamentale e generale e da X. Thévenot per i
singoli problemi. L'ottica di Fuchs, teologo riformato docente di etica,
riflette la preoccupazione di considerare, pur nella suggestione del linguaggio
antropologico biblico, l'etica solo come condizione di possibilità della
responsabilità del cristiano e non come il riconoscimento delle forme
dell'appello alla vita buona cui la fede deve riferirsi per determinarsi. In
tal senso l'etica rimane "esterna" alla fede e non a caso egli insiste
sull'ambiguità della sessualità per indicare nella Rivelazione la sua
soluzione. È però soprattutto nel saggio di Thévenot che, utilizzando categorie
della psicologia analitica, si vuole mostrare la corrispondenza fra maturità
psicoumana e istanza morale scaturente dalla fede. Non si vede però
immediatamente come possano raccordarsi la prospettiva di Fuchs dove l'etica si
giustappone alla fede e quella di Thévenot dove invece la fede funziona come
etica sessuale umanista. Con ciò rimarchevoli sono le indicazioni di Thévenot
per istruire il giudizio di coscienza sui singoli problemi sessuali.
Anche per le insufficienze del ricorso al paradigma personalistico, si muove in
tutt'altra direzione il manualetto introduttivo di C. Caffarra, Etica
generale della sessualità, Ares, 1992, pp. 118, L. 25.000. Non si vuole
qui certo negare la valenza personale della sessualità e tuttavia questa viene
perseguita attraverso un'antropologia delle "facoltà" e dell'atto, ispirata a
Tommaso.
Infatti l'attenzione è posta sull'unità della persona (atto libero, corpo e
persona) nella sua apertura al trascendente (corpo redento) per scoprire quale
sia la bontà della sessualità, attraverso la considerazione di essa quale
facoltà, ordinata in senso procreativo e unitivo, e quale atto connotabile come
buono o cattivo a seconda che realizzi tale ordinamento. Ciò che "dall'esterno"
dell'uomo permette la realizzazione del bene sono la legge divina naturale, che
svolge una funzione conoscitiva, e la grazia che aiuta e spinge al bene nelle
forme, o stati di vita, coniugale e verginale. Chiaro è l'intento comunque di
riproporre, con rigore logico argomentativo, la dottrina scolastica (non però
manualistica), centrata sul rapporto costitutivo tra libertà, bene e grazia. In
questo senso è un testo consapevolmente emblematico di questa riproposizione.
Rimane tuttavia da vedere se sia possibile elaborare una morale sessuale
cristiana seguendo la strada della totale ignoranza del carattere storico - e
quindi socioculturale moderno - dell'esperienza sessuale, ignoranza che
Caffarra giustifica affermando l'autonomia della scienza etica; e se sia
giustificato, dopo le riflessioni dell'ermeneutica e della fenomenologia nonché
della riflessione teologica sull'evidenza simbolica dell'agire, la concezione
della sessualità quale facoltà e atto.
Insieme al testo di Caffarra quello di I. Fucek, La sessualità al
servizio dell'amore. Antropologia e criteri teologici, ED. Roma, 1993,
pp. 187, L. 22.000, riflette l'obiettivo di fondare l'orientamento personalista
in un'antropologia metafisica e teologico biblica della natura umana. Così il
testo si sviluppa attraverso l'esposizione dei contenuti antropologici - dove
però sono assenti un'ermeneutica storico culturale e un'analisi fenomenologica
dell'inclinazione - per arrivare all'individuazione dei criteri etico cristiani
della sessualità riconducibili all'amore sponsale e casto. La riflessione
tuttavia si presenta troppo condizionata dalla preoccupazione didattica, sicché
ne risente lo spessore teorico pratico, anche se il linguaggio piano rende il
testo senz'altro accessibile.
2) Nel contesto degli studi "a settore" o a "tema" vi è stato recentemente un
fiorire di pubblicazioni a carattere storico teso ad indagare, mediante il
riferimento ad autori più o meno noti, le caratteristiche e la figura
complessiva della morale cristiana. C'è, come ovvio, una certa insistenza sui
limiti di tale morale, a volte studiandone i contorni e le ragioni
storico-culturali o anche teologiche, a volte evidenziando polemicamente, in
funzione del presente, i tratti giudicati insufficienti o inadeguati, per non
dire erronei, della dottrina tradizionale.
Obiettivo, per esempio, di E. Pagels, Adamo, Eva e il serpente. Alle
origini della morale sessuale cristiana, Mondadori, 1990, pp. 224, L.
30.000, è quello di mostrare come nei primi tre secoli del cristianesimo vi
fosse una lettura della sessualità, sullo sfondo di Genesi, più positiva di
quella che invece si affermò a partire da Gerolamo e Agostino e che influenzerà
tutta la storia cristiana successiva. Con i criteri non teologici ma dello
storico della religione l'autrice usa un linguaggio piano e divulgativo non
scevro però di riferimenti documentari.
Sul piano decisamente polemico nei confronti dell'attuale morale cristiana
circa la sessualità si pone lo studio di U. Ranke-Hei-Nemann, Eunuchi per
il regno dei cieli. La chiesa cattolica e la sessualità, Rizzoli 1990,
pp. 355, L. 35.000. La studiosa di teologia e docente di Storia della chiesa a
Essen in realtà congloba un po' sommariamente sia gli interventi del magistero
che le dottrine teologiche come anche le singole e casuali affermazioni di
personaggi e prelati. In questo senso il testo risulta ricco di citazioni e di
riferimenti storici anche pertinenti, ma pregiudicato dalla tesi relativa alla
sessuofobia e misoginia dell'etica sessuale cristiana, senza giustificarne i
presupposti antropologici e teologici che presiedono alla ricognizione storica.
Più puntuale a distinguere i vari punti di vista, anche se eccessivamente
scolastico nell'esposizione, è invece il saggio di G. Cappelli, Autoerotismo.
Un problema morale nei primi secoli cristiani, EDB, 1986, pp. 270, L.
28.000. Qui si prende in considerazione solo un fenomeno, l'autoerotismo,
relativamente ai primi otto secoli dell'era cristiana, per evidenziare da un
lato le radici della dottrina morale al riguardo, e dall'altro la difficoltà a
trovare in esse tutte quelle connotazioni che il giudizio cristiano avrà
successivamente. Per cui se continuità vi è nella tradizione, a proposito di
autoerotismo, essa è più sfumata e variegata di quello che si pensa. Il testo è
comunque utile sul piano storico documentario.
Attente invece alle tematiche sessuali da un punto di vista non principalmente
storico sono due pubblicazioni recenti:
G. Concetti, Sessualità, amore, procreazione, Ares, 1990, pp.
374, L. 35.000.
Benché il testo inizi con la prospettazione della valenza personalista della
sessualità e quindi si voglia giustificare in questa direzione le norme etiche,
si tratta di un manuale dove parte rilevante ha la casistica relativa ai
singoli e numerosi problemi particolari toccati sullo sfondo di un costante,
nonché pressoché esclusivo, riferimento ai testi magisteriali (l'autore è
redattore dell'Osservatore Romano). È il tentativo di mostrare che la dottrina
morale cristiana, così come viene dettata dal magistero, è per la persona; in
realtà questo compito viene semplicemente detto, senza nessuna ermeneutica
storico culturale del tema, anzi con sbrigative osservazioni sulle questioni di
morale fondamentale. Il manuale risulta tuttavia utile se si vuole essere
informati sull'abbondante e variegata casistica della sessualità, del
matrimonio e della procreazione.
Un esempio di come il personalismo possa diventare un "abito per diverse
stagioni" lo troviamo nella pubblicazione di X. Thevenot, Omosessualità
maschile e morale cristiana, LDC, 1991, pp. 244, L. 25.000 che,
trattando di un fenomeno ben specifico come l'omosessualità maschile, fa
funzionare la valenza personalista delle indagini sociologiche e psicologiche
circa l'esperienza attuale che precede il richiamo al dato biblico, alla
tradizione della chiesa (e ad alcune posizioni dei moralisti) per concludere
poi con il richiamo ai problemi più propriamente etico pastorali.
Quest'ultimo aspetto non è la semplice applicazione del "dato rivelato" alle
situazioni, ma rappresenta un'elaborazione di prospettive e di piani di
giudizio che vanno però compresi nel complessivo disegno di ricerca, come dice
lo stesso autore. Il merito della ricerca che induce a segnalarla per
l'elaborazione delle varie dimensioni implicate nel fenomeno, è temperato dalla
mancanza di una riflessione esplicita che renda conto del rapporto fra
linguaggio scientifico e linguaggio teologico morale; diversamente si corre il
rischio, come pare nel testo, di voler cercare a tutti i costi una concordia
tra gli esiti delle scienze umane che evidenziano appunto la valenza
personalizzante della sessualità e la concezione etico cristiana.
Pur non essendo un testo di etica sessuale va segnalato il volume che raccoglie
alcuni contributi di un convegno organizzato dal CISF, Maschio-Femmina:
dall'uguaglianza alla reciprocità, EP, 1990, L. 18.000, curato da S.
Spinsanti. L'obiettivo infatti di individuare il senso dell'identità e della
differenza fra l'uomo e la donna viene perseguito attraverso una ricognizione a
più voci sui versanti filosofico e culturale, nonché su quello biblico, etico
cristiano e delle scienze umane. Il riferimento all'orizzonte ermeneutico - al
di là del diverso valore dei contributi - rappresenta un elemento di rilievo di
tale raccolta che la rende utile e proficua alla lettura.
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Prof. Lino Casati |
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TEOLOGIA MORALE: LA STORIA DELLA
SESSUALITÀ NELL'OCCIDENTE MODERNO
Dedichiamo il presente contributo bibliografico ad un capitolo della morale
sessuale poco sviluppato, quello cioè dedicato alla storia della sessualità e
precisamente alla sessualità nell'Occidente moderno.
La ricerca storiografica si è solo da poco affacciata a quest'ambito.
Antesignani della ricerca storiografica vera e propria sembra siano stati
alcuni autori, interessati al fenomeno del potere più che al tema della
sessualità, in vario modo annoverati tra gli strutturalisti francesi, primo fra
essi Michel Foucault. La pubblicazione della Storia della sessualità di
Michel Foucault pur monca dell'ultimo capitolo dedicato proprio all'epoca
moderna, non pubblicato per sopravvenuta morte dell'autore, ebbe vasta
risonanza e divenne certamente anche uno stimolo per la ricerca storiografica.
I tre volumi si possono trovare in formato economico:
M. Foucault, La volontà di sapere, Feltrinelli, Milano
1999, pp. 144, euro 6,71;
Id., L'uso dei piaceri, Feltrinelli, Milano 1998, pp. 264,
euro 8,50;
Id., La cura di sè, Milano, Feltrinelli 1999, pp. 256,
euro 8,78.
Possiamo rinvenire tre fondamentali approcci alla storia della sessualità. Il
primo, di cui già abbiamo accennato, è di carattere fondamentalmente
sociologico ed ha le sue radici in Durkheim e Mauss. Il secondo è costituito
dal femminismo; movimento che si occupa della questione dei "generi" più che
del sesso, del quale tende a relativizzarne la rilevanza nella misura in cui
l'emancipazione del femminile è perseguita attraverso la sconfessione dei
pregiudizi riguardante il "sesso debole". Non a caso, il femminismo ha avuto e
continua ad avere un rapporto di odio-amore con la psicoanalisi, dalla quale
molto ha attinto ma, della quale, ha sempre respinto la visione dei sessi.
Il terzo approccio è quello tradizionalmente storiografico; questo ha
conosciuto notevole sviluppo negli Stati Uniti, a partire dagli anni '70 e,
successivamente, anche in Europa.
Il primo dei tre approcci, quello sociologico, offre maggiori contributi sul
piano teorico e metodologico anziché su quello prettamente storiografico;
l'autore più rappresentativo, M. Foucault, pone infatti la sua opera in
competizione con la storiografia tradizionale, della quale intende rinnovare il
modo stesso di fare storia, a partire dalla scelta dei documenti e dal modo di
concepirli. Non è questo il luogo dove affrontare tali questioni; rimandiamo
per questo a contributi di carattere teorico. Sul piano storiografico, l'autore
ritiene che il fatto cruciale della storia dell'Occidente moderno sia la
confessione tridentina. In essa vede inaugurato il "metodo" da cui avrà origine
la scienza moderna applicata alla sessualità, quella psichiatrica e
psicoanalitica in particolare. Tale metodo consiste nella "trasposizione in
discorso" del sesso, realtà fino ad allora lasciata alle oscenità da bettola.
La modernità non è affatto l'epoca del silenzio sul sesso, del pudore e quindi
della repressione, ma al contrario, con essa, prende vita una sistematica
incitazione a parlarne che vede come protagoniste tutte le istituzioni del
tempo, dalla chiesa, ai giudici, ai medici, ai precettori. L'incitazione a
"dire" la propria sessualità fu lo strumento attraverso il quale si costituì il
sapere moderno del sesso - la scientia sexualis - ed insieme poté
esercitarsi il potere. A Foucault sta a cuore il superamento di un approccio
ideologico alla questione del potere. L'ambito della sessualità ed il fenomeno
della confessione mostrano i veri tratti del potere, che non sono quelli
ideologicamente combattuti, ma quelli che sfuggono alla consapevolezza di chi
subisce il potere e di chi lo esercita. Il potere si costituisce in forma per
lo più impersonale. Non sono le teorie, dunque, che informano circa il potere,
ma le più banali tecniche poste in atto nella vita quotidiana: l'accudimento
del bambino, la cura del malato - specie del malato mentale - il rapporto tra
sessi e così via. Il sesso costituisce, dunque, l'ambito a procedere dal quale
è possibile 'insegnare' il giusto approccio al fenomeno del potere e, in quanto
tale, viene storicamente indagato da Foucault.
Un altro autore che si è cimentato con il nostro tema ed il cui approccio è
affine a Foucault è Anthony Giddens (A. Giddens, La trasformazione
dell'intimità. Sessualità, amore ed erotismo nelle società moderne,
Il Mulino, Bologna 1994, pp. 224, euro 13,00). L'ottica da cui guarda alla
realtà del sesso è diversa da quella di Foucault, anche se pure in lui rimane
prevalente l'interesse per il fatto politico. A Giddens il sesso interessa in
quanto profilo della questione della democrazia o della democratizzazione della
vita civile. Egli è convinto che l'ambito del rapporto sessuale, sia etero come
omosessuale, costituisca oggi un punto di passaggio cruciale per le democrazie
occidentali. Si occupa, dunque, del sesso come "relazione" tra persone e non
come profilo del corpo, o dell'esperienza individuale. Di tale relazione, egli
afferma la necessità della sua progressiva 'purificazione' da ogni elemento
estraneo di ordine economico o sociale. Propone pertanto una storia del
matrimonio 'moderno' nella quale evidenzia la soggezione della relazione
sessuale ad interessi ad essa estranei, relativi alla famiglia e all'ordine
sociale e politico. Per tale motivo, l'idea di amore coniugale muta in
corrispondenza alla società e alla diversa funzione che l'istituto matrimoniale
si trova a svolgere. Oggi, la sessualità appare finalmente affrancata da ogni
soggezione ad interessi di natura economica e politica e può proporsi come
"relazione pura", relazione che poggia unicamente sulla libera decisione dei
due partners a dar vita ad essa, ad "impegnarsi" in essa. Assieme alle forme
pratiche del rapporto coniugale è mutata l'autocoscienza dell'uomo e della
donna. Oggi la sessualità è vissuta come una proprietà del singolo uomo o
donna, gestita e impiegata in modo del tutto arbitrario, perciò impermeabile ad
ogni pretesa regolativa da parte dell'istituzione sociale. La vicenda del sesso
si presenta come "pura relazione" e, in tale prospettiva, quella omosessuale
appare la meno esposta alle tradizionali contaminazioni del potere. L'unica
regolazione possibile e doverosa del rapporto tra sessi è la stessa di altra
relazione sociale e cioè quella che regola i rapporti tra soggetti di diritto,
nel rispetto della rispettiva autonomia di decisione e di gestione della
propria persona.
Altro testo, la cui lettura può essere utile, è quello del sociologo francese
Pierre Bourdieu (P. Bourdieu, Il dominio maschile, Feltrinelli,
Milano 19992, pp. 160, euro 16,53) nel quale trova espressione la
tradizione sociologica risalente a Mauss e allo stesso Durkheim. La tesi del
libro è, per molti aspetti, simile a quella di Foucault: si afferma
l'effettualità del potere e dunque l'ingenuità politica di ogni approccio
ideologico ad esso. L'interesse maggiore di questo testo pensiamo derivi non
dalla fenomenologia del potere bensì da quella del rapporto tra il corpo e la
società, tra il dato biologico e la simbolica dei sessi. Un approccio di tal
genere ci sembra utile al fine di superare un difetto naturalistico della
riflessione sulla sessualità, senza cadere nella deriva opposta di un corpo
ridotto al profilo sentimentale dell'esperienza e del tutto estraneo
all'istanza normativa dell'esperienza stessa.
Il tema del rapporto tra corpo e società accomuna parecchie ricerche
storiografiche sul sesso, per lo meno quelle di un certo respiro, che non sono
molte. Una di è quella presentata da Thomas Laqueur nel suo testo (T. Laqueur,
L'identità sessuale dai greci a Freud, Laterza, Roma - Bari 1992,
pp. XI-400, euro 10,00), nel quale mostra la circolarità tra quello che oggi
consideriamo come "dato biologico" e la rappresentazione simbolica del corpo.
In tale circolarità, l'elemento dominante è sempre stato quello simbolico, per
lo meno fino al moderno sviluppo delle scienze empiriche. In Occidente,
infatti, dominò fino a tempi recenti la rappresentazione del sesso come un
unico sesso, quello maschile. Si era, infatti, convinti che gli organi sessuali
femminili fossero il sesso maschile rovesciato all'interno del corpo. Tale
convinzione rimase radicata nonostante le clamorose smentite provenienti
dall'anatomia, già praticata alle soglie dell'epoca moderna e poté essere
smantellata solo con lo sviluppo della scienza moderna.
Discorso a parte merita il testo di De Rougemont (D. de Rougemont, L'amore
e l'occidente, Rizzoli, Milano 1998, pp. 496, euro 9,30), per la
sua singolarità, ma anche per la tesi che egli sostiene e che è tutt'oggi
significativa. Non può essere considerato un testo storiografico in senso
stretto, ma nemmeno di critica letteraria, nonostante si occupi prevalentemente
di testi letterari. La tesi di De Rougemont smentisce il luogo comune secondo
il quale l'espressione passionale del rapporto uomo-donna ed il suo difficile
rapporto con le esigenze dell'istituto matrimoniale, costituirebbe profilo solo
marginale, o addirittura patologico o in ogni caso deviante, della cultura
occidentale. In realtà, l'idea di dell'amore-passione attraversa l'intera
storia dell'Occidente, per lo meno nel secondo millennio; ciò che più suscita
interesse è il fatto che le sue radici affondano nel cristianesimo, in modo
tale che solo «la mistica può darci la chiave della passione» (p. 192).
La passionalità amorosa non è dunque il polo opposto della fede e
dell'esperienza cristiana. L'amore-passione cantato dai trovatori ebbe,
infatti, nella mistica catara la sua sorgente; lo ritroviamo più tardi nella
grande mistica spagnola del Seicento e torna ad irrompere nella scena culturale
europea con il romanticismo.
Per quanto riguarda il rapporto tra sesso e cristianesimo in epoca moderna sono
di utile lettura, anche se ideologicamente schierati, i testi di Gabriella
Zarri (G. Zarri, Recinti. Donne, clausura e matrimonio nella prima età
moderna, Il Mulino, Bologna 2000, pp. 536, euro 24,79, e Id., In
memoria di lei. Storia delle donne, storia di genere, SEI,
Torino 1996, pp. 186, euro 9,81) ed anche quello di U. Ranke-Heinemann, Eunuchi
per il regno dei cieli, Rizzoli, Milano 19903, pp.
368, euro 18,08.
Numerose sono le pubblicazioni più analitiche che progressivamente vanno a
colmare una lacuna spesso dovuta alla difficoltà di reperire materiale
storiografico. Le fonti da cui le ricerche muovono sono fondamentalmente due: i
testi penitenziali ecclesiastici e i testi processuali, sia civili che
ecclesiastici. Segnaliamo anche l'esistenza di una rivista americana dedicata
alla ricerca storiografica sulla sessualità: «Journal of the History of
Sexuality» - University of Texas Press (http://muse.jhu.edu/journals/sex/)
e di una collezione di testi curata presso la Duke University: «History of
Sexuality» (http://scriptorium.lib.duke.edu/women/histsex.html). Possibilità di
ricerca bibliografica sul tema della sessualità è poi offerta all'indirizzo
http://www.mtsu.edu/~kmiddlet/history/women/wh-sexuality.html.
Per quanto riguarda la letteratura in lingua italiana segnaliamo alcuni testi.
B.P.F. Wanrooij, Storia del pudore. Storia sessuale in Italia 1860-1940,
Marsilio, Venezia 1990, pp. 240, euro 15.49. L'autore analizza l'evoluzione
culturale dell'Italia tra Otto e Novecento mettendo in luce il mutamento dei
costumi e delle convinzioni relative alla sessualità, in un momento
particolarmente significativo della storia d'Italia, sia a causa
dell'evoluzione dei rapporti tra Stato e Chiesa, sia per i nuovi fermenti
liberali e femministi che allora si affacciavano sulla scena europea.
G. Romeo, Esorcisti, confessori e sessualità femminile nell'Italia della
Controriforma, Le Lettere, Firenze 1998, pp. 272, euro 19,63,
analizza alcuni episodi relativi alla pratica dell'esorcismo e alla confessione
rivolta alle donne, in epoca controriformista. In questi fatti intervenne
l'autorità ecclesiastica per arginare metodi che andavano ad interessare
l'aspetto sessuale e prevedevano toccamenti sessuali di vario tipo. Il libro si
apre con l'esame di una caso che ebbe come protagonista un sacerdote modenese
il quale godeva della stima del popolo e dei confratelli e sembrò immune da
interessi o debolezze personali. La ricerca apre un campo, forse poco
conosciuto, nei rapporti tra chiesa e sessualità.
G. Ruggiero, I confini dell'eros. Criminalità e sessualità nella Venezia
del Rinascimento, Marsilio, Venezia 1988, pp. 296, euro 18,08,
studia una serie di atti giudiziari relativi a processi penali svoltisi nella
Venezia del XIV e XV secolo, relativi a crimini sessuali. Ciò al fine di capire
quale fosse il costume allora diffuso e quali fossero i criteri di giudizio del
lecito e dell'illecito.
Un altro testo, che si avvale delle fonti criminali per tracciare un quadro del
costume e della legislazione vigente, è quello di M. Pelaja, Matrimonio e
sessualità a Roma nell'ottocento, Laterza, Roma-Bari 1994, pp. 206,
euro 19,63. In esso acquista particolare rilievo la regolazione, civile ed
ecclesiastica, della sessualità prima e fuori del matrimonio.
Apporti utili per lo studio dell'epoca moderna sono offerti nel libro a più
mani M.S. Seidel - S.A. Jacobson - T. Kuehn, Tempi e spazi di vita
femminile tra medioevo ed età moderna, Il Mulino, Bologna 1999, pp.
558, euro 33,05, il quale spazia dalle questioni metodologiche relative alla
periodizzazione e alle categorie interpretative usate nello studio della
sessualità, ad approfondimenti tematici dedicati ad ambiti svariati della vita
civile, qual è quello del matrimonio forzato o del matrimonio aristocratico o
del "matrimonio come professione" nell'ambito della confessione evangelica e
così via.
Più nutrita è la bibliografia dedicata alla storia della famiglia, ma di essa
potremo occuparci in un'altra occasione.
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Prof. Giuseppe Mazzocato |
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OMOSESSUALITÀ
E TEOLOGIA MORALE
È noto che la discussione
a proposito della omosessualità è quanto mai diffusa, anche se piuttosto
confusa. E, come spesso accade nelle faccende pratiche del vivere umano, sono
in prima battuta i risvolti civili e giuridici a richiamare l'attenzione, anche
del moralista, oltre che dei pastori della chiesa e della coscienza cristiana.
I dibattiti circa proposte di una qualche forma di riconoscimento giuridico di
unioni tra persone omosessuali, non esclusa l'estensione delle caratteristiche
e delle prerogative sociali del matrimonio e della famiglia, fino alla
possibilità di adozione di bambini, sono all'ordine del giorno. Pur senza
richiamare la tradizione cattolica in proposito, per lo più legata alla forma
'naturale' della relazione sessuale tra uomo e donna, ricordiamo al lettore i
seguenti recenti interventi della Congregazione per la dottrina della fede: Dichiarazione
su alcune questioni circa l'etica sessuale (1975); Lettera ai vescovi
della chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali (1986);
Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra
persone omosessuali (2003). Si ricordi inoltre il Catechismo della
chiesa cattolica (1992), ai nn. 2357-2359. È scontato che il taglio
pastorale di tali interventi, che sempre più distinguono tra inclinazione o
tendenza e atti omosessuali, non esclude, anzi include ed anche esplicitamente
sviluppa le motivazioni/argomentazioni del giudizio morale negativo sugli atti
di relazione omosessuale. Su di esse concentriamo l'attenzione del lettore,
avvertendo che le ricerche recenti coinvolgono altri capitoli importanti, dei
quali almeno due devono essere tenuti presenti: l'interpretazione dei testi
biblici relativi alla omosessualità, e la distinzione fino alla separazione tra
sesso (come dato biologico) e genere (come costruzione biografica e sociale).
Dove cercare la questione
dell'omosessualità all'interno della teologia morale? A causa della consueta
denominazione del tema, oltre che della propria tradizione di scuola, la
teologia morale studia l'omosessualità all'interno della trattazione della
sessualità, o più precisamente della moralità della sessualità, che dal De sexto
praecepto decalogi si è evoluta in morale sessuale, e quale e là nella
trattazione del matrimonio e dei relativi problemi morali. È a questo tipo di
pubblicazioni, ossia ai manuali di morale, e in specie di morale sessuale e
matrimoniale, che si deve ricorrere per la trattazione del nostro tema
(tralasciamo i numerosi interventi su riviste a partire dagli anni '70, specie
di lingua francese e inglese), sul presupposto ampiamente condiviso secondo cui
l'omosessualità è soprattutto un problema di sessualità, e quindi la moralità
dell'omosessualità un problema di morale sessuale.
Un certo scalpore suscitò
la pubblicazione negli USA di uno studio commissionato dalla Associazione dei
teologi cattolici americani e pubblicato nel 1977 (tr. it.: La sessualità umana.
Nuovi orientamenti del pensiero cattolico americano,
Queriniana, Brescia 1978, spec. 54-57; 141-165), che, recependo le istanze
delle scienze psicologiche e sociologiche, evidenziava una forte
differenziazione nell'esperienza delle persone omosessuali, e come conseguenza
consigliava a livello sia di giudizio morale sia di accompagnamento pastorale
un trattamento duttile e aperto della stessa questione morale, come del resto
proposto, con riferimento alle categorie della manualistica morale, da alcuni
teologi americani. Già alcuni anni prima. In tal modo veniva in primo piano
l'aspetto psicologico-biografico dell'omosessualità, con il connesso giudizio
di normalità o meno di un tale comportamento. Già alcuni anni prima J. Gründel,
Morale sessuale, in Sacramentum Mundi, vol. 5,
Morcelliana, Brescia 1976, 508-524, sotto il titolo di comportamenti mancanti,
proponeva un approccio pastorale, cioè di aiuto all'omosessuale, del quale si
riconosce l'intento di cercare in modo onesto la totalità dell'altro essere
umano, anche se tale intento fallisce la figura cristiana dell'incontro con il
couomo. B. Häring, Liberi e fedeli in Cristo. Teologia morale per preti e
laici, II, Paoline, Roma 1980, 677-679 afferma che
l'omosessuale perde di vista la complementarietà fra uomo e donna, non impara
il 'linguaggio' diverso dell'altro sesso, mentre la paura gli impedisce di
accettare e di stimare la diversità sessuale. Come si nota, l'argomento di
natura e di legge naturale si ritira sullo sfondo, non è più il referente
principale della valutazione morale, la quale per altro verso sposta fortemente
l'accento sulle condizioni e la biografia del soggetto.
Un contributo ampio e
differenziato, sulla linea della accettazione della differenza e
complementarietà tra uomo e donna, maschile e femminile, è offerto da X.
Thévénot, Les homosexualités.
Eléments de réflexion
éthique, «Etudes» mars 1983,
339-354. Egli affronta con ampio ricorso alle scienze umane la questione, proponendo numerose
differenziazioni sotto il profilo psicologico, e suggerendo un equilibrato
approccio pastorale. «Non sembra in ultima analisi che la posizione etica
classica possa essere rimessa in discussione. In effetti l'antropologia
contemporanea e quella biblica ci ricordano che il movimento di umanizzazione è
un movimento di differenziazione, una articolazione sempre da riprendere
dell'altro e del medesimo. Questo movimento deve farsi carico della differenza
sessuale, almeno allo stesso titolo di tutte le altre differenze. Mi sembra
dunque anormativa ogni condotta sessuata o sessuale fondata su una negazione
eccessiva del movimento di differenziazione. Essendo questo il caso delle
condotte omosessuali tipizzate, ritengo che l'omosessualità molto forte
rappresenti una forma non normativa della sessualità, o se si vuole un limite
psico-sessuale del quale si deve tentare di prevenire l'apparizione. Ciò
significa dunque che la persona omosessuale è anormale? No, perché il
proprio della persona umana è di essere capace di integrare in modo costruttivo
tratti non normativi del suo corpo o del suo psichismo. Infatti molte persone
omosessuali presentano un equilibrio umano almeno equivalente a quello di molti
eterosessuali, e sono capaci, come ogni altra persona di accedere alla gioia di
vivere» (351s.). Thévénot ritorna più ampiamente sul tema in Omosessualità
maschile e morale cristiana, LDC, Torino 1991. «Castità è ciò
che permette a un soggetto di vivere la propria sessualità, alle dipendenze
dello Spirito, in modo da impostare le proprie relazioni con gli altri e con il
cosmo nel riconoscimento della mancanza o delle differenze che costituiscono
ogni persona» (ivi 205, cfr. 204-210). Anche l'approccio di Thévénot (di
lui ricordiamo anche il recente libro Sempre mio figlio. Omosessualità in
famiglia, Paoline, Cinisello Balsamo [MI] 2004, pp. 144, ?
7,20) riconduce l'omosessualità alla sessualità, e la comprende secondo il
modello della accettazione della differenza tra le persone, che comporta la
differenza sessuale. Il suo approccio tuttavia può creare una tensione tra
anormatività della condotta e normalità della persona, ossia tra momento
oggettivo e soggettivo del vivere o della prassi umana. Pertanto - a nostro
parere - si può dubitare che su questa via si acceda alla gioia di vivere,
tanto più che il richiamo alla differenza o alterità resta assai generico, e
poco può contribuire alla formazione dell'identità personale. Comunque il
paradigma della accettazione della 'differenza' diventa, coerentemente con la
retorica delle molte differenze, assai diffuso nella riflessione
sull'omosessualità. Ad esso recentemente si ispira, nella sua valutazione
negativa soprattutto della retorica rivendicazionista dell'uguale valore
intrinseco dell'omosessualità, anche X. Lacroix, In principio la
differenza. Omosessualità, matrimonio, adozione, Vita e
Pensiero, Milano 2006, pp. 120, ? 10,00; egli mette in campo in particolare le
problematiche relative all'adozione di bamibini da parte di persone o coppie
omosessuali; non diversamente L.S. Cahill, la quale pure non
esclude che eccezionalmente il rapporto tra persone omosessuali sia
oggettivamente giustificabile (cfr. anche L.S. Cahill, Sesso, genere e etica
cristiana, Queriniana, Brescia, 2003, pp. 472, ? 31,00).
A fronte della obbiettiva
difficoltà del tema, persiste comunque la tentazione di bypassare la
riflessione teorica morale, scivolando rapidamente sugli aspetti pastorali
dell'accompagnamento delle persone omosessuali. Valga come esempio G. Russo,
Omosessualità. Dimensioni etiche, in Id. (a cura di), Enciclopedia
di bioetica e sessuologia, LDC, Torino 2004, pp. 1849:
1319-1321, ? 75,00. Oppure si accostano, senza impegno di mediazione, due
linee, quella del giudizio negativo sulla moralità degli atti omosessuali e
quella della accoglienza positiva che deve essere comunque riservata alla
persona omosessuale: così a nostro parere G. Dianin, Matrimonio sessualità
fecondità. Corso di morale familiare, Il messaggero, Padova
2006, pp. 576: 386-406, ? 32,00. In questi casi prevale la giusta attenzione a
non rendere il giudizio negativo sulla moralità degli atti omosessuali
manipolabile nel senso della condanna morale e del disprezzo sociale verso le
persone omosessuali; resta tuttavia aperta la questione delle buone ragioni
sulla cui base la tradizione cristiana rifiuta gli atti omosessuali, e di ciò
che un tale rifiuto sottende a livello di concezione dell'uomo e della donna,
della loro relazione e della concezione della vita umana espressa nella qualità
maschile e femminile degli esseri umani. Resta inoltre inevaso il compito di
ripensare la questione omosessuale, e non solo gli atti omosessuali, nel
contesto della crisi attuale dei modi di vivere e di rapportarsi, dunque anche
delle relazioni eterosessuali, e delle trasformazioni radicali dell'esperienza
della famiglia e della generazione umana.
In questo quadro, a fronte
di problemi senz'altro difficili e complessi, non meraviglia un prudente
attenersi al dettato degli enunciati magisteriali. Così C. Bresciani,
Sessualità, matrimonio, famiglia, in L. Melina (a cura
di), L'agire morale del cristiano, Jaca Book, Milano 2002, pp.
320: 225-309, qui 255-265, ? 23,00, dopo aver fornito alcune informazioni di
carattere psicologico e psichiatrico, enuncia il giudizio morale
prevalentemente con citazioni da documenti e con ricorso ad argomenti noti:
«L'omosessualità sia maschile che femminile, può essere vista come il
fallimento nell'apertura all'alterità sessuale che l'eros ha propiziato.
Siamo quindi di fronte a una mancanza nella realizzazione della finalità
intrinseca della sessualità umana» (255), e conclude su alcune indicazioni
pastorali, a partire appunto dalla intrinseca finalità della sessualità umana.
Ma in tal modo, anteponendo lo studio della sessualità alla morale sessuale, e
la morale sessuale al matrimonio e alla famiglia, Bresciani non vede altra
strada che il ritorno allo schema teorico neoscolastico, che dall'intrinseca
finalità della sessualità (unione dei coniugi e procreazione di figli) giunge
al giudizio morale sulla sessualità, e da questa alla necessità del matrimonio
come istituzione. Su questa linea anche T. Anatrella, Omosessualità e
omofobia, in Pontificio consiglio per la famiglia, Lexikon,
Dehoniane, Bologna 2003, 685-697; e L. Vico Peinado, Liberazione sessuale
ed etica cristiana. Contributi per la vita di coppia, Paoline,
Cinisello Balsamo 2004, pp. 480: 368-419, ? 43,00.
Ma che l'omosessualità
possa/debba essere considerata anzitutto come un problema di sessualità
(sbagliata), è probabilmente una delle tesi da rivisitare, e una parte
necessaria del compito da affrontare. «Il concetto di eterosessualità è una
cattiva astrazione, in quanto non può rappresentare convenientemente i fenomeni
che dietro di esso si celano. Insieme è diventato chiaro che anche
l'omosessualità è un fenomeno ampiamente disperso, e questo anche quando viene
pensata insieme con uno stabile orientamento allo stesso sesso. Ciò significa
ancora che, contrariamente a una lunga convinzione, non affermiamo alcunché di
significativo quando di una persona diciamo che lui o lei è omosessuale» (M.
Dannecker, Homosexualität.
Zum Problemstand,
in Lexikon der Bioethik, Gütersloher Verlagshaus,
Gütersloh 1998, 225).
Fatto il primo passo,
resta da affrontare la questione centrale, quella che riferisce la sessualità
alla persona e alla sua vicenda biografica; nella comprensione di questa «si
deve superare il presupposto intellettualistico per cui si darebbe identità a
prescindere dal cimento pratico del soggetto, dalla decisione che impegna sé»
(G. Angelini, in Informatore, Anno VI/3, Aprile 2001, Glossa, Milano
2001, 10s.). Insomma si tratta di ripensare la sessualità, o meglio la persona,
non in modo astratto, ma in modo pratico, ossia in quell'agire in cui l'essere
della persona appare nell'unico modo possibile, il modo del determinarsi. Ma
questa elaborazione investe l'intero assetto della teologia morale, e certo non
solo la sua teoria della sessualità, e meno ancora dell'omosessualità.
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Prof.Alberto Bonandi
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