TEOLOGIA MORALE SESSUALE


TEOLOGIA MORALE SESSUALE Orientamenti Bibliografici n. 3 - 1989
MORALE SESSUALE Orientamenti Bibliografici n. 9 - 1993
TEOLOGIA MORALE:
LA STORIA DELLA SESSUALITÀ NELL'OCCIDENTE MODERNO
Orientamenti Bibliografici n. 23 - 2002
OMOSESSUALITÀ E TEOLOGIA MORALE: Orientamenti Bibliografici n. 28 - 2006
MORALE SESSUALE UOMO, DONNA, GENERAZIONE: Orientamenti Bibliografici n. 33 - 2009


TEOLOGIA MORALE SESSUALE

Anche in questo campo della teologia morale si notano le difficoltà ad elaborare una fisionomia rigorosa e sufficientemente condivisa nelle trattazioni di etica sessuale e matrimoniale. In particolare si nota la fatica a produrre una comprensione cristiana del rapporto uomo-donna che renda conto criticamente sia dell'esperienza storico-culturale che della "natura" dell'inclinazione sessuale. Vi è, per esempio, la tendenza ad usare il paradigma personalista senza tematizzare la figura antropologica/teologica del matrimonio rispetto alla sessualità e senza chiarirne il rapporto con la generazione.
Alcune opere tuttavia - non sempre recentissime per altro - tentano da diversi punti di vista, e con differenti intenti, direzioni più interessanti e pertinenti; tra queste indichiamo:
A. Jeanniere, Antropologia sessuale, Gribaudi, 1969, pp. 187, L. 6.000. E ormai un "classico" che si raccomanda in quanto cerca di coniugare una suggestiva, ma non frettolosa analisi del rapporto uomo-donna (sulla scia di una fenomelogia attenta a cogliere i nessi intrinseci fra le grandi categorie della sessualità) con i risvolti di ordine morale. Una presentazione, in rapida sintesi, della teologia morale della sessualità si trova in
T. Goffi, Etica sessuale cristiana, EDB, 1981, pp. 134, L. 6.000, dove prospettando un'etica sessuale sia personale che coniugale si svolge un tragitto che va da un richiamo all'etica attuale verso una riformulazione più adeguata dell'etica sessuale, per approdare alle indicazioni dei suoi tratti cristiani e concludere con un accenno ad alcune problematiche particolari.

Sempre nell'ottica della trattazione "manualistica" dell'etica sessuale è da richiamare
G. Piana, Orientamenti di etica sessuale, in T. Goffi - G. Piana, Corso di morale. Vol. 20, Diaconia, Queriniana, 1983, pp. 269-366, L. 35.000, dove i criteri del giudizio morale sui fenomeni e problemi attinenti alla morale sessuale sono ricondotti ad una comprensione antropologico-cristiana del rapporto uomo-donna, senza però che si analizzino le direzioni storiche della tradizione cristiana al riguardo.

Attenta al tema specifico dell'etica coniugale è una pubblicazione di
B. Marra, Etica della vita coniugale, Dehoniane, 1988, pp. 226, L. 16.000, il quale cerca di coniugare in modo non occasionale l'attenzione fenomenologica con l'istanza teologica nel campo delle relazioni uomo-donna per prospettare poi il "modello" coniugale-parentale. A ciò si aggiunge una serie di considerazioni sulla situazione pastorale relativamente al matrimonio nell'attuale situazione sodcio-culturale ed ecclesiastica.

E. Fuchs, Desiderio e tenerezza. Una teologia della sessualità, cur. D. Bert, Claudiana, 1984, pp. 336, L. 15.500. Si tratta di un'opera di un pastore della Chiesa riformata, nonché docente di etica teologica all'Università di Losanna e di Ginevra, che offre alcune caratteristiche del "trattato". Pur apparendo a volte pregiudiziale l'ottica teologica riformata nei confronti della teologia morale cattolica del matrimonio, risultano suggestive alcune letture circa il rapporto uomo-donna nell'orizzonte socio-culturale, circa la teologia biblica ed alcuni momenti di storia dell'etica sessuale cristiana.

G. Gatti, Morale sessuale, educazione dell'amore, LDC, 1988, pp. 196, L. 10.000. È il terzo volume di un manuale di teologia morale recente che si segnala per il tentativo di dare un orizzonte "educativo-pastorale" alla proposta di etica sessuale, pur rimanendo le difficoltà di un adeguato svolgimento della tematica.

Prof. Lino Casati



MORALE SESSUALE

I tentativi recenti della riflessione teologico-morale sulla sessualità, da un lato sentono il dovere di render conto dell'istanza del bene e della fede nell'attuale cultura e vicenda sociale, dall'altro avvertono la necessità di svolgere un discorso sulla verità del rapporto uomo-donna che sia "teologico morale", cioè critico e pratico. I richiami alle insufficienze della impostazione tradizionale e manualistica, tipici soprattutto dei primi testi postconciliari, anche se non mancano, sono tuttavia meno presenti, poiché si vuole soprattutto positivamente proporre all'uomo, al cristiano e al sacerdote i contenuti e le direzioni plausibili e praticabili. Per questo vi sono testi che, superando lo schematismo o i presupposti della manualistica preconciliare intendono articolare la materia intorno a dei paradigmi che permettano l'assolvimento delle esigenze sopra citate. Altri invece si concentrano su tematiche specifiche e qui fanno valere quei modelli. Questi poi si riducono per lo più a quello "personalista", certo significativo per mostrare che il bene morale individuato dall'etica sessuale cristiana è il bene umano come tale, ma implausibile, o quanto meno insufficiente, per mostrare che la vita buona nel campo sessuale è data da un desiderio che si compie affidandosi ad una promessa espressa attraverso un comandamento. Oltre tutto il paradigma personalista sembra non rendersi sufficientemente conto che nella cultura odierna il riferimento al soggetto fatica a riconoscere l'istanza della verità morale come tale.
Perciò distingueremo i testi che si presentano come "sintesi manualistica" della materia da quelli che invece toccano una tematica determinata, pur giocando in essi i presupposti etico teologici.

1) Nel primo settore si veda A. Autiero, Sessualità, in F. Compagnoni, G. Piana, S. Privitera, (a cura di), Nuovo Dizionario di Teologia Morale, EP, 1990, pp. 1222-1236, L. 78.000, il quale, presenta il tema attraverso un riferimento critico alla situazione, un appello al messaggio biblico ed ecclesiastico, una esposizione delle dimensioni caratterizzanti la sessualità che soprattutto l'ermeneutica odierna sottolinea (personale, relazionale, apertura alla vita, piacevole, e socio-progettuale) e infine una declinazione etica di queste dimensioni. Il paradigma soggiacente del valore della persona viene fatto funzionare con un linguaggio chiaro ed espressivo. Tale merito tuttavia non toglie che l'articolo si limiti solo ad esporre, sia la situazione che, gli elementi di una morale personalista, senza chiarire il problema di un'etica sessuale cristiana dato dalla relazione fra la libertà della fede e l'istanza di bene allusa nell'esperienza sessuale. Non è strano infatti che la parte etica non faccia altro che riprendere i principi personalisti, lasciando sullo sfondo il dato biblico ecclesiastico.

Anche se si presenta con l'obiettivo di esporre una morale "umana" e non connotata in senso cristiano della sessualità, troviamo il medesimo paradigma personalistico e lo stesso limite, per altro accentuato da un carattere quasi compilatorio, nel testo di M. Vidal, Etica della sessualità, SEI, 1993, pp. 270, L. 28.000. Qui appare interessante il percorso svolto che va dalla esposizione del fenomeno "sessualità" nei suoi vari "livelli" (biologico, psicologico, interpersonale, socio-culturale ed esistenziale) alla loro applicazione circa alcuni problemi (omosessualità, autoerotismo, educazione sessuale), alla figura della reciprocità di coppia e infine alla determinazione matrimoniale. Vidal indica con chiarezza ed essenzialità gli elementi che costituiscono la sessualità secondo i vari aspetti e cerca di mostrarne la valenza personale. Da questo punto di vista il testo può avere una certa utilità sul piano didattico. L'assenza di una teoria critica sull'esperienza e sul suo rapporto con l'etica lo porta però semplicemente ad accostare le varie "parti".
Significative sono le osservazioni circa il matrimonio e la sua attitudine ad essere l'unica "istituzione" per la sessualità, mentre in realtà il matrimonio si configura prima di tutto come senso determinato - e perciò istituito del rapporto uomo-donna.

Una preoccupazione spiccatamente didattico-pastorale caratterizza il saggio di G. Rossi, Sessualità, matrimonio e famiglia, in L. Lorenzetti (a cura di), Trattato di etica teologica, EDB, 1993 vol. Il, pp. 157-167, L. 50.000, dove vengono presentati prima la sessualità e poi il matrimonio e la famiglia. Qui, in ambedue le sezioni, viene dapprima illustrata la situazione (dati obiettivi e il vissuto variamente interpretato), poi si passa ad una riflessione morale, a sua volta articolata nei principi, di derivazione biblico teologico e magisteriale, e nelle indicazioni operative, cioè nelle norme e nei problemi di comportamento. La peculiarità del saggio non sta nel riferimento ai contenuti dei principi e delle indicazioni operative, dove per altro la distinzione è a volte nominalistica, perché ciò che si dice delle indicazioni operative appartiene o è già anticipato nei principi, quanto piuttosto nell'inserire all'interno dello schema alcune osservazioni su come riferirsi alla Scrittura, al magistero e alla situazione socioculturale. In questo senso il manuale vuole abilitare ad un giudizio "teologico" sui problemi morali. L'esito però, sia per l'assunzione acritica del personalismo sia per la considerazione delle scienze umane come scienze descrittive, appare piuttosto lontano dall'essere raggiunto.

Benché non si possa immediatamente e tout court iscrivere nella prospettiva personalista, rientra comunque in questa direzione un'opera a più mani che vuoi essere un tentativo di trovare nella morale un terreno utile di possibile incontro tra cattolici e protestanti: B. Lauret e F. Refoulé (a cura di), Iniziazione alla pratica della teologia, Queriniana 1986, vol. IV, pp. 414-504, L. 50.000, dedicato alla morale, dove il tema sessuale è svolto da E. Fuchs per la parte fondamentale e generale e da X. Thévenot per i singoli problemi. L'ottica di Fuchs, teologo riformato docente di etica, riflette la preoccupazione di considerare, pur nella suggestione del linguaggio antropologico biblico, l'etica solo come condizione di possibilità della responsabilità del cristiano e non come il riconoscimento delle forme dell'appello alla vita buona cui la fede deve riferirsi per determinarsi. In tal senso l'etica rimane "esterna" alla fede e non a caso egli insiste sull'ambiguità della sessualità per indicare nella Rivelazione la sua soluzione. È però soprattutto nel saggio di Thévenot che, utilizzando categorie della psicologia analitica, si vuole mostrare la corrispondenza fra maturità psicoumana e istanza morale scaturente dalla fede. Non si vede però immediatamente come possano raccordarsi la prospettiva di Fuchs dove l'etica si giustappone alla fede e quella di Thévenot dove invece la fede funziona come etica sessuale umanista. Con ciò rimarchevoli sono le indicazioni di Thévenot per istruire il giudizio di coscienza sui singoli problemi sessuali.

Anche per le insufficienze del ricorso al paradigma personalistico, si muove in tutt'altra direzione il manualetto introduttivo di C. Caffarra, Etica generale della sessualità, Ares, 1992, pp. 118, L. 25.000. Non si vuole qui certo negare la valenza personale della sessualità e tuttavia questa viene perseguita attraverso un'antropologia delle "facoltà" e dell'atto, ispirata a Tommaso.
Infatti l'attenzione è posta sull'unità della persona (atto libero, corpo e persona) nella sua apertura al trascendente (corpo redento) per scoprire quale sia la bontà della sessualità, attraverso la considerazione di essa quale facoltà, ordinata in senso procreativo e unitivo, e quale atto connotabile come buono o cattivo a seconda che realizzi tale ordinamento. Ciò che "dall'esterno" dell'uomo permette la realizzazione del bene sono la legge divina naturale, che svolge una funzione conoscitiva, e la grazia che aiuta e spinge al bene nelle forme, o stati di vita, coniugale e verginale. Chiaro è l'intento comunque di riproporre, con rigore logico argomentativo, la dottrina scolastica (non però manualistica), centrata sul rapporto costitutivo tra libertà, bene e grazia. In questo senso è un testo consapevolmente emblematico di questa riproposizione. Rimane tuttavia da vedere se sia possibile elaborare una morale sessuale cristiana seguendo la strada della totale ignoranza del carattere storico - e quindi socioculturale moderno - dell'esperienza sessuale, ignoranza che Caffarra giustifica affermando l'autonomia della scienza etica; e se sia giustificato, dopo le riflessioni dell'ermeneutica e della fenomenologia nonché della riflessione teologica sull'evidenza simbolica dell'agire, la concezione della sessualità quale facoltà e atto.

Insieme al testo di Caffarra quello di I. Fucek, La sessualità al servizio dell'amore. Antropologia e criteri teologici, ED. Roma, 1993, pp. 187, L. 22.000, riflette l'obiettivo di fondare l'orientamento personalista in un'antropologia metafisica e teologico biblica della natura umana. Così il testo si sviluppa attraverso l'esposizione dei contenuti antropologici - dove però sono assenti un'ermeneutica storico culturale e un'analisi fenomenologica dell'inclinazione - per arrivare all'individuazione dei criteri etico cristiani della sessualità riconducibili all'amore sponsale e casto. La riflessione tuttavia si presenta troppo condizionata dalla preoccupazione didattica, sicché ne risente lo spessore teorico pratico, anche se il linguaggio piano rende il testo senz'altro accessibile.

2) Nel contesto degli studi "a settore" o a "tema" vi è stato recentemente un fiorire di pubblicazioni a carattere storico teso ad indagare, mediante il riferimento ad autori più o meno noti, le caratteristiche e la figura complessiva della morale cristiana. C'è, come ovvio, una certa insistenza sui limiti di tale morale, a volte studiandone i contorni e le ragioni storico-culturali o anche teologiche, a volte evidenziando polemicamente, in funzione del presente, i tratti giudicati insufficienti o inadeguati, per non dire erronei, della dottrina tradizionale.
Obiettivo, per esempio, di E. Pagels, Adamo, Eva e il serpente. Alle origini della morale sessuale cristiana, Mondadori, 1990, pp. 224, L. 30.000, è quello di mostrare come nei primi tre secoli del cristianesimo vi fosse una lettura della sessualità, sullo sfondo di Genesi, più positiva di quella che invece si affermò a partire da Gerolamo e Agostino e che influenzerà tutta la storia cristiana successiva. Con i criteri non teologici ma dello storico della religione l'autrice usa un linguaggio piano e divulgativo non scevro però di riferimenti documentari.

Sul piano decisamente polemico nei confronti dell'attuale morale cristiana circa la sessualità si pone lo studio di U. Ranke-Hei-Nemann, Eunuchi per il regno dei cieli. La chiesa cattolica e la sessualità, Rizzoli 1990, pp. 355, L. 35.000. La studiosa di teologia e docente di Storia della chiesa a Essen in realtà congloba un po' sommariamente sia gli interventi del magistero che le dottrine teologiche come anche le singole e casuali affermazioni di personaggi e prelati. In questo senso il testo risulta ricco di citazioni e di riferimenti storici anche pertinenti, ma pregiudicato dalla tesi relativa alla sessuofobia e misoginia dell'etica sessuale cristiana, senza giustificarne i presupposti antropologici e teologici che presiedono alla ricognizione storica.

Più puntuale a distinguere i vari punti di vista, anche se eccessivamente scolastico nell'esposizione, è invece il saggio di G. Cappelli, Autoerotismo. Un problema morale nei primi secoli cristiani, EDB, 1986, pp. 270, L. 28.000. Qui si prende in considerazione solo un fenomeno, l'autoerotismo, relativamente ai primi otto secoli dell'era cristiana, per evidenziare da un lato le radici della dottrina morale al riguardo, e dall'altro la difficoltà a trovare in esse tutte quelle connotazioni che il giudizio cristiano avrà successivamente. Per cui se continuità vi è nella tradizione, a proposito di autoerotismo, essa è più sfumata e variegata di quello che si pensa. Il testo è comunque utile sul piano storico documentario.

Attente invece alle tematiche sessuali da un punto di vista non principalmente storico sono due pubblicazioni recenti:
G. Concetti, Sessualità, amore, procreazione, Ares, 1990, pp. 374, L. 35.000.
Benché il testo inizi con la prospettazione della valenza personalista della sessualità e quindi si voglia giustificare in questa direzione le norme etiche, si tratta di un manuale dove parte rilevante ha la casistica relativa ai singoli e numerosi problemi particolari toccati sullo sfondo di un costante, nonché pressoché esclusivo, riferimento ai testi magisteriali (l'autore è redattore dell'Osservatore Romano). È il tentativo di mostrare che la dottrina morale cristiana, così come viene dettata dal magistero, è per la persona; in realtà questo compito viene semplicemente detto, senza nessuna ermeneutica storico culturale del tema, anzi con sbrigative osservazioni sulle questioni di morale fondamentale. Il manuale risulta tuttavia utile se si vuole essere informati sull'abbondante e variegata casistica della sessualità, del matrimonio e della procreazione.

Un esempio di come il personalismo possa diventare un "abito per diverse stagioni" lo troviamo nella pubblicazione di X. Thevenot, Omosessualità maschile e morale cristiana, LDC, 1991, pp. 244, L. 25.000 che, trattando di un fenomeno ben specifico come l'omosessualità maschile, fa funzionare la valenza personalista delle indagini sociologiche e psicologiche circa l'esperienza attuale che precede il richiamo al dato biblico, alla tradizione della chiesa (e ad alcune posizioni dei moralisti) per concludere poi con il richiamo ai problemi più propriamente etico pastorali.
Quest'ultimo aspetto non è la semplice applicazione del "dato rivelato" alle situazioni, ma rappresenta un'elaborazione di prospettive e di piani di giudizio che vanno però compresi nel complessivo disegno di ricerca, come dice lo stesso autore. Il merito della ricerca che induce a segnalarla per l'elaborazione delle varie dimensioni implicate nel fenomeno, è temperato dalla mancanza di una riflessione esplicita che renda conto del rapporto fra linguaggio scientifico e linguaggio teologico morale; diversamente si corre il rischio, come pare nel testo, di voler cercare a tutti i costi una concordia tra gli esiti delle scienze umane che evidenziano appunto la valenza personalizzante della sessualità e la concezione etico cristiana.

Pur non essendo un testo di etica sessuale va segnalato il volume che raccoglie alcuni contributi di un convegno organizzato dal CISF, Maschio-Femmina: dall'uguaglianza alla reciprocità, EP, 1990, L. 18.000, curato da S. Spinsanti. L'obiettivo infatti di individuare il senso dell'identità e della differenza fra l'uomo e la donna viene perseguito attraverso una ricognizione a più voci sui versanti filosofico e culturale, nonché su quello biblico, etico cristiano e delle scienze umane. Il riferimento all'orizzonte ermeneutico - al di là del diverso valore dei contributi - rappresenta un elemento di rilievo di tale raccolta che la rende utile e proficua alla lettura.

Prof. Lino Casati



TEOLOGIA MORALE: LA STORIA DELLA SESSUALITÀ NELL'OCCIDENTE MODERNO

Dedichiamo il presente contributo bibliografico ad un capitolo della morale sessuale poco sviluppato, quello cioè dedicato alla storia della sessualità e precisamente alla sessualità nell'Occidente moderno.
La ricerca storiografica si è solo da poco affacciata a quest'ambito. Antesignani della ricerca storiografica vera e propria sembra siano stati alcuni autori, interessati al fenomeno del potere più che al tema della sessualità, in vario modo annoverati tra gli strutturalisti francesi, primo fra essi Michel Foucault. La pubblicazione della Storia della sessualità di Michel Foucault pur monca dell'ultimo capitolo dedicato proprio all'epoca moderna, non pubblicato per sopravvenuta morte dell'autore, ebbe vasta risonanza e divenne certamente anche uno stimolo per la ricerca storiografica. I tre volumi si possono trovare in formato economico:
M. Foucault, La volontà di sapere, Feltrinelli, Milano 1999, pp. 144, euro 6,71;
Id., L'uso dei piaceri, Feltrinelli, Milano 1998, pp. 264, euro 8,50;
Id., La cura di sè, Milano, Feltrinelli 1999, pp. 256, euro 8,78.
Possiamo rinvenire tre fondamentali approcci alla storia della sessualità. Il primo, di cui già abbiamo accennato, è di carattere fondamentalmente sociologico ed ha le sue radici in Durkheim e Mauss. Il secondo è costituito dal femminismo; movimento che si occupa della questione dei "generi" più che del sesso, del quale tende a relativizzarne la rilevanza nella misura in cui l'emancipazione del femminile è perseguita attraverso la sconfessione dei pregiudizi riguardante il "sesso debole". Non a caso, il femminismo ha avuto e continua ad avere un rapporto di odio-amore con la psicoanalisi, dalla quale molto ha attinto ma, della quale, ha sempre respinto la visione dei sessi.
Il terzo approccio è quello tradizionalmente storiografico; questo ha conosciuto notevole sviluppo negli Stati Uniti, a partire dagli anni '70 e, successivamente, anche in Europa.
Il primo dei tre approcci, quello sociologico, offre maggiori contributi sul piano teorico e metodologico anziché su quello prettamente storiografico; l'autore più rappresentativo, M. Foucault, pone infatti la sua opera in competizione con la storiografia tradizionale, della quale intende rinnovare il modo stesso di fare storia, a partire dalla scelta dei documenti e dal modo di concepirli. Non è questo il luogo dove affrontare tali questioni; rimandiamo per questo a contributi di carattere teorico. Sul piano storiografico, l'autore ritiene che il fatto cruciale della storia dell'Occidente moderno sia la confessione tridentina. In essa vede inaugurato il "metodo" da cui avrà origine la scienza moderna applicata alla sessualità, quella psichiatrica e psicoanalitica in particolare. Tale metodo consiste nella "trasposizione in discorso" del sesso, realtà fino ad allora lasciata alle oscenità da bettola. La modernità non è affatto l'epoca del silenzio sul sesso, del pudore e quindi della repressione, ma al contrario, con essa, prende vita una sistematica incitazione a parlarne che vede come protagoniste tutte le istituzioni del tempo, dalla chiesa, ai giudici, ai medici, ai precettori. L'incitazione a "dire" la propria sessualità fu lo strumento attraverso il quale si costituì il sapere moderno del sesso - la scientia sexualis - ed insieme poté esercitarsi il potere. A Foucault sta a cuore il superamento di un approccio ideologico alla questione del potere. L'ambito della sessualità ed il fenomeno della confessione mostrano i veri tratti del potere, che non sono quelli ideologicamente combattuti, ma quelli che sfuggono alla consapevolezza di chi subisce il potere e di chi lo esercita. Il potere si costituisce in forma per lo più impersonale. Non sono le teorie, dunque, che informano circa il potere, ma le più banali tecniche poste in atto nella vita quotidiana: l'accudimento del bambino, la cura del malato - specie del malato mentale - il rapporto tra sessi e così via. Il sesso costituisce, dunque, l'ambito a procedere dal quale è possibile 'insegnare' il giusto approccio al fenomeno del potere e, in quanto tale, viene storicamente indagato da Foucault.

Un altro autore che si è cimentato con il nostro tema ed il cui approccio è affine a Foucault è Anthony Giddens (A. Giddens, La trasformazione dell'intimità. Sessualità, amore ed erotismo nelle società moderne, Il Mulino, Bologna 1994, pp. 224, euro 13,00). L'ottica da cui guarda alla realtà del sesso è diversa da quella di Foucault, anche se pure in lui rimane prevalente l'interesse per il fatto politico. A Giddens il sesso interessa in quanto profilo della questione della democrazia o della democratizzazione della vita civile. Egli è convinto che l'ambito del rapporto sessuale, sia etero come omosessuale, costituisca oggi un punto di passaggio cruciale per le democrazie occidentali. Si occupa, dunque, del sesso come "relazione" tra persone e non come profilo del corpo, o dell'esperienza individuale. Di tale relazione, egli afferma la necessità della sua progressiva 'purificazione' da ogni elemento estraneo di ordine economico o sociale. Propone pertanto una storia del matrimonio 'moderno' nella quale evidenzia la soggezione della relazione sessuale ad interessi ad essa estranei, relativi alla famiglia e all'ordine sociale e politico. Per tale motivo, l'idea di amore coniugale muta in corrispondenza alla società e alla diversa funzione che l'istituto matrimoniale si trova a svolgere. Oggi, la sessualità appare finalmente affrancata da ogni soggezione ad interessi di natura economica e politica e può proporsi come "relazione pura", relazione che poggia unicamente sulla libera decisione dei due partners a dar vita ad essa, ad "impegnarsi" in essa. Assieme alle forme pratiche del rapporto coniugale è mutata l'autocoscienza dell'uomo e della donna. Oggi la sessualità è vissuta come una proprietà del singolo uomo o donna, gestita e impiegata in modo del tutto arbitrario, perciò impermeabile ad ogni pretesa regolativa da parte dell'istituzione sociale. La vicenda del sesso si presenta come "pura relazione" e, in tale prospettiva, quella omosessuale appare la meno esposta alle tradizionali contaminazioni del potere. L'unica regolazione possibile e doverosa del rapporto tra sessi è la stessa di altra relazione sociale e cioè quella che regola i rapporti tra soggetti di diritto, nel rispetto della rispettiva autonomia di decisione e di gestione della propria persona.

Altro testo, la cui lettura può essere utile, è quello del sociologo francese Pierre Bourdieu (P. Bourdieu, Il dominio maschile, Feltrinelli, Milano 19992, pp. 160, euro 16,53) nel quale trova espressione la tradizione sociologica risalente a Mauss e allo stesso Durkheim. La tesi del libro è, per molti aspetti, simile a quella di Foucault: si afferma l'effettualità del potere e dunque l'ingenuità politica di ogni approccio ideologico ad esso. L'interesse maggiore di questo testo pensiamo derivi non dalla fenomenologia del potere bensì da quella del rapporto tra il corpo e la società, tra il dato biologico e la simbolica dei sessi. Un approccio di tal genere ci sembra utile al fine di superare un difetto naturalistico della riflessione sulla sessualità, senza cadere nella deriva opposta di un corpo ridotto al profilo sentimentale dell'esperienza e del tutto estraneo all'istanza normativa dell'esperienza stessa.

Il tema del rapporto tra corpo e società accomuna parecchie ricerche storiografiche sul sesso, per lo meno quelle di un certo respiro, che non sono molte. Una di è quella presentata da Thomas Laqueur nel suo testo (T. Laqueur, L'identità sessuale dai greci a Freud, Laterza, Roma - Bari 1992, pp. XI-400, euro 10,00), nel quale mostra la circolarità tra quello che oggi consideriamo come "dato biologico" e la rappresentazione simbolica del corpo. In tale circolarità, l'elemento dominante è sempre stato quello simbolico, per lo meno fino al moderno sviluppo delle scienze empiriche. In Occidente, infatti, dominò fino a tempi recenti la rappresentazione del sesso come un unico sesso, quello maschile. Si era, infatti, convinti che gli organi sessuali femminili fossero il sesso maschile rovesciato all'interno del corpo. Tale convinzione rimase radicata nonostante le clamorose smentite provenienti dall'anatomia, già praticata alle soglie dell'epoca moderna e poté essere smantellata solo con lo sviluppo della scienza moderna.

Discorso a parte merita il testo di De Rougemont (D. de Rougemont, L'amore e l'occidente, Rizzoli, Milano 1998, pp. 496, euro 9,30), per la sua singolarità, ma anche per la tesi che egli sostiene e che è tutt'oggi significativa. Non può essere considerato un testo storiografico in senso stretto, ma nemmeno di critica letteraria, nonostante si occupi prevalentemente di testi letterari. La tesi di De Rougemont smentisce il luogo comune secondo il quale l'espressione passionale del rapporto uomo-donna ed il suo difficile rapporto con le esigenze dell'istituto matrimoniale, costituirebbe profilo solo marginale, o addirittura patologico o in ogni caso deviante, della cultura occidentale. In realtà, l'idea di dell'amore-passione attraversa l'intera storia dell'Occidente, per lo meno nel secondo millennio; ciò che più suscita interesse è il fatto che le sue radici affondano nel cristianesimo, in modo tale che solo «la mistica può darci la chiave della passione» (p. 192). La passionalità amorosa non è dunque il polo opposto della fede e dell'esperienza cristiana. L'amore-passione cantato dai trovatori ebbe, infatti, nella mistica catara la sua sorgente; lo ritroviamo più tardi nella grande mistica spagnola del Seicento e torna ad irrompere nella scena culturale europea con il romanticismo.

Per quanto riguarda il rapporto tra sesso e cristianesimo in epoca moderna sono di utile lettura, anche se ideologicamente schierati, i testi di Gabriella Zarri (G. Zarri, Recinti. Donne, clausura e matrimonio nella prima età moderna, Il Mulino, Bologna 2000, pp. 536, euro 24,79, e Id., In memoria di lei. Storia delle donne, storia di genere, SEI, Torino 1996, pp. 186, euro 9,81) ed anche quello di U. Ranke-Heinemann, Eunuchi per il regno dei cieli, Rizzoli, Milano 19903, pp. 368, euro 18,08.

Numerose sono le pubblicazioni più analitiche che progressivamente vanno a colmare una lacuna spesso dovuta alla difficoltà di reperire materiale storiografico. Le fonti da cui le ricerche muovono sono fondamentalmente due: i testi penitenziali ecclesiastici e i testi processuali, sia civili che ecclesiastici. Segnaliamo anche l'esistenza di una rivista americana dedicata alla ricerca storiografica sulla sessualità: «Journal of the History of Sexuality» - University of Texas Press (http://muse.jhu.edu/journals/sex/) e di una collezione di testi curata presso la Duke University: «History of Sexuality» (http://scriptorium.lib.duke.edu/women/histsex.html). Possibilità di ricerca bibliografica sul tema della sessualità è poi offerta all'indirizzo http://www.mtsu.edu/~kmiddlet/history/women/wh-sexuality.html.

Per quanto riguarda la letteratura in lingua italiana segnaliamo alcuni testi.
B.P.F. Wanrooij, Storia del pudore. Storia sessuale in Italia 1860-1940, Marsilio, Venezia 1990, pp. 240, euro 15.49. L'autore analizza l'evoluzione culturale dell'Italia tra Otto e Novecento mettendo in luce il mutamento dei costumi e delle convinzioni relative alla sessualità, in un momento particolarmente significativo della storia d'Italia, sia a causa dell'evoluzione dei rapporti tra Stato e Chiesa, sia per i nuovi fermenti liberali e femministi che allora si affacciavano sulla scena europea.

G. Romeo, Esorcisti, confessori e sessualità femminile nell'Italia della Controriforma, Le Lettere, Firenze 1998, pp. 272, euro 19,63, analizza alcuni episodi relativi alla pratica dell'esorcismo e alla confessione rivolta alle donne, in epoca controriformista. In questi fatti intervenne l'autorità ecclesiastica per arginare metodi che andavano ad interessare l'aspetto sessuale e prevedevano toccamenti sessuali di vario tipo. Il libro si apre con l'esame di una caso che ebbe come protagonista un sacerdote modenese il quale godeva della stima del popolo e dei confratelli e sembrò immune da interessi o debolezze personali. La ricerca apre un campo, forse poco conosciuto, nei rapporti tra chiesa e sessualità.

G. Ruggiero, I confini dell'eros. Criminalità e sessualità nella Venezia del Rinascimento, Marsilio, Venezia 1988, pp. 296, euro 18,08, studia una serie di atti giudiziari relativi a processi penali svoltisi nella Venezia del XIV e XV secolo, relativi a crimini sessuali. Ciò al fine di capire quale fosse il costume allora diffuso e quali fossero i criteri di giudizio del lecito e dell'illecito.

Un altro testo, che si avvale delle fonti criminali per tracciare un quadro del costume e della legislazione vigente, è quello di M. Pelaja, Matrimonio e sessualità a Roma nell'ottocento, Laterza, Roma-Bari 1994, pp. 206, euro 19,63. In esso acquista particolare rilievo la regolazione, civile ed ecclesiastica, della sessualità prima e fuori del matrimonio.
Apporti utili per lo studio dell'epoca moderna sono offerti nel libro a più mani M.S. Seidel - S.A. Jacobson - T. Kuehn, Tempi e spazi di vita femminile tra medioevo ed età moderna, Il Mulino, Bologna 1999, pp. 558, euro 33,05, il quale spazia dalle questioni metodologiche relative alla periodizzazione e alle categorie interpretative usate nello studio della sessualità, ad approfondimenti tematici dedicati ad ambiti svariati della vita civile, qual è quello del matrimonio forzato o del matrimonio aristocratico o del "matrimonio come professione" nell'ambito della confessione evangelica e così via.

Più nutrita è la bibliografia dedicata alla storia della famiglia, ma di essa potremo occuparci in un'altra occasione.

Prof. Giuseppe Mazzocato

OMOSESSUALITÀ E TEOLOGIA MORALE

È noto che la discussione a proposito della omosessualità è quanto mai diffusa, anche se piuttosto confusa. E, come spesso accade nelle faccende pratiche del vivere umano, sono in prima battuta i risvolti civili e giuridici a richiamare l'attenzione, anche del moralista, oltre che dei pastori della chiesa e della coscienza cristiana. I dibattiti circa proposte di una qualche forma di riconoscimento giuridico di unioni tra persone omosessuali, non esclusa l'estensione delle caratteristiche e delle prerogative sociali del matrimonio e della famiglia, fino alla possibilità di adozione di bambini, sono all'ordine del giorno. Pur senza richiamare la tradizione cattolica in proposito, per lo più legata alla forma 'naturale' della relazione sessuale tra uomo e donna, ricordiamo al lettore i seguenti recenti interventi della Congregazione per la dottrina della fede: Dichiarazione su alcune questioni circa l'etica sessuale (1975); Lettera ai vescovi della chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali (1986); Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali (2003). Si ricordi inoltre il Catechismo della chiesa cattolica (1992), ai nn. 2357-2359. È scontato che il taglio pastorale di tali interventi, che sempre più distinguono tra inclinazione o tendenza e atti omosessuali, non esclude, anzi include ed anche esplicitamente sviluppa le motivazioni/argomentazioni del giudizio morale negativo sugli atti di relazione omosessuale. Su di esse concentriamo l'attenzione del lettore, avvertendo che le ricerche recenti coinvolgono altri capitoli importanti, dei quali almeno due devono essere tenuti presenti: l'interpretazione dei testi biblici relativi alla omosessualità, e la distinzione fino alla separazione tra sesso (come dato biologico) e genere (come costruzione biografica e sociale).

Dove cercare la questione dell'omosessualità all'interno della teologia morale? A causa della consueta denominazione del tema, oltre che della propria tradizione di scuola, la teologia morale studia l'omosessualità all'interno della trattazione della sessualità, o più precisamente della moralità della sessualità, che dal De sexto praecepto decalogi si è evoluta in morale sessuale, e quale e là nella trattazione del matrimonio e dei relativi problemi morali. È a questo tipo di pubblicazioni, ossia ai manuali di morale, e in specie di morale sessuale e matrimoniale, che si deve ricorrere per la trattazione del nostro tema (tralasciamo i numerosi interventi su riviste a partire dagli anni '70, specie di lingua francese e inglese), sul presupposto ampiamente condiviso secondo cui l'omosessualità è soprattutto un problema di sessualità, e quindi la moralità dell'omosessualità un problema di morale sessuale.

Un certo scalpore suscitò la pubblicazione negli USA di uno studio commissionato dalla Associazione dei teologi cattolici americani e pubblicato nel 1977 (tr. it.: La sessualità umana. Nuovi orientamenti del pensiero cattolico americano, Queriniana, Brescia 1978, spec. 54-57; 141-165), che, recependo le istanze delle scienze psicologiche e sociologiche, evidenziava una forte differenziazione nell'esperienza delle persone omosessuali, e come conseguenza consigliava a livello sia di giudizio morale sia di accompagnamento pastorale un trattamento duttile e aperto della stessa questione morale, come del resto proposto, con riferimento alle categorie della manualistica morale, da alcuni teologi americani. Già alcuni anni prima. In tal modo veniva in primo piano l'aspetto psicologico-biografico dell'omosessualità, con il connesso giudizio di normalità o meno di un tale comportamento. Già alcuni anni prima J. Gründel, Morale sessuale, in Sacramentum Mundi, vol. 5, Morcelliana, Brescia 1976, 508-524, sotto il titolo di comportamenti mancanti, proponeva un approccio pastorale, cioè di aiuto all'omosessuale, del quale si riconosce l'intento di cercare in modo onesto la totalità dell'altro essere umano, anche se tale intento fallisce la figura cristiana dell'incontro con il couomo. B. Häring, Liberi e fedeli in Cristo. Teologia morale per preti e laici, II, Paoline, Roma 1980, 677-679 afferma che l'omosessuale perde di vista la complementarietà fra uomo e donna, non impara il 'linguaggio' diverso dell'altro sesso, mentre la paura gli impedisce di accettare e di stimare la diversità sessuale. Come si nota, l'argomento di natura e di legge naturale si ritira sullo sfondo, non è più il referente principale della valutazione morale, la quale per altro verso sposta fortemente l'accento sulle condizioni e la biografia del soggetto.

Un contributo ampio e differenziato, sulla linea della accettazione della differenza e complementarietà tra uomo e donna, maschile e femminile, è offerto da X. Thévénot, Les homosexualités. Eléments de réflexion éthique, «Etudes» mars 1983, 339-354. Egli affronta con ampio ricorso alle scienze umane la questione, proponendo numerose differenziazioni sotto il profilo psicologico, e suggerendo un equilibrato approccio pastorale. «Non sembra in ultima analisi che la posizione etica classica possa essere rimessa in discussione. In effetti l'antropologia contemporanea e quella biblica ci ricordano che il movimento di umanizzazione è un movimento di differenziazione, una articolazione sempre da riprendere dell'altro e del medesimo. Questo movimento deve farsi carico della differenza sessuale, almeno allo stesso titolo di tutte le altre differenze. Mi sembra dunque anormativa ogni condotta sessuata o sessuale fondata su una negazione eccessiva del movimento di differenziazione. Essendo questo il caso delle condotte omosessuali tipizzate, ritengo che l'omosessualità molto forte rappresenti una forma non normativa della sessualità, o se si vuole un limite psico-sessuale del quale si deve tentare di prevenire l'apparizione. Ciò significa dunque che la persona omosessuale è anormale? No, perché il proprio della persona umana è di essere capace di integrare in modo costruttivo tratti non normativi del suo corpo o del suo psichismo. Infatti molte persone omosessuali presentano un equilibrio umano almeno equivalente a quello di molti eterosessuali, e sono capaci, come ogni altra persona di accedere alla gioia di vivere» (351s.). Thévénot ritorna più ampiamente sul tema in Omosessualità maschile e morale cristiana, LDC, Torino 1991. «Castità è ciò che permette a un soggetto di vivere la propria sessualità, alle dipendenze dello Spirito, in modo da impostare le proprie relazioni con gli altri e con il cosmo nel riconoscimento della mancanza o delle differenze che costituiscono ogni persona» (ivi 205, cfr. 204-210). Anche l'approccio di Thévénot (di lui ricordiamo anche il recente libro Sempre mio figlio. Omosessualità in famiglia, Paoline, Cinisello Balsamo [MI] 2004, pp. 144, ? 7,20) riconduce l'omosessualità alla sessualità, e la comprende secondo il modello della accettazione della differenza tra le persone, che comporta la differenza sessuale. Il suo approccio tuttavia può creare una tensione tra anormatività della condotta e normalità della persona, ossia tra momento oggettivo e soggettivo del vivere o della prassi umana. Pertanto - a nostro parere - si può dubitare che su questa via si acceda alla gioia di vivere, tanto più che il richiamo alla differenza o alterità resta assai generico, e poco può contribuire alla formazione dell'identità personale. Comunque il paradigma della accettazione della 'differenza' diventa, coerentemente con la retorica delle molte differenze, assai diffuso nella riflessione sull'omosessualità. Ad esso recentemente si ispira, nella sua valutazione negativa soprattutto della retorica rivendicazionista dell'uguale valore intrinseco dell'omosessualità, anche X. Lacroix, In principio la differenza. Omosessualità, matrimonio, adozione, Vita e Pensiero, Milano 2006, pp. 120, ? 10,00; egli mette in campo in particolare le problematiche relative all'adozione di bamibini da parte di persone o coppie omosessuali; non diversamente L.S. Cahill, la quale pure non esclude che eccezionalmente il rapporto tra persone omosessuali sia oggettivamente giustificabile (cfr. anche L.S. Cahill, Sesso, genere e etica cristiana, Queriniana, Brescia, 2003, pp. 472, ? 31,00).

A fronte della obbiettiva difficoltà del tema, persiste comunque la tentazione di bypassare la riflessione teorica morale, scivolando rapidamente sugli aspetti pastorali dell'accompagnamento delle persone omosessuali. Valga come esempio G. Russo, Omosessualità. Dimensioni etiche, in Id. (a cura di), Enciclopedia di bioetica e sessuologia, LDC, Torino 2004, pp. 1849: 1319-1321, ? 75,00. Oppure si accostano, senza impegno di mediazione, due linee, quella del giudizio negativo sulla moralità degli atti omosessuali e quella della accoglienza positiva che deve essere comunque riservata alla persona omosessuale: così a nostro parere G. Dianin, Matrimonio sessualità fecondità. Corso di morale familiare, Il messaggero, Padova 2006, pp. 576: 386-406, ? 32,00. In questi casi prevale la giusta attenzione a non rendere il giudizio negativo sulla moralità degli atti omosessuali manipolabile nel senso della condanna morale e del disprezzo sociale verso le persone omosessuali; resta tuttavia aperta la questione delle buone ragioni sulla cui base la tradizione cristiana rifiuta gli atti omosessuali, e di ciò che un tale rifiuto sottende a livello di concezione dell'uomo e della donna, della loro relazione e della concezione della vita umana espressa nella qualità maschile e femminile degli esseri umani. Resta inoltre inevaso il compito di ripensare la questione omosessuale, e non solo gli atti omosessuali, nel contesto della crisi attuale dei modi di vivere e di rapportarsi, dunque anche delle relazioni eterosessuali, e delle trasformazioni radicali dell'esperienza della famiglia e della generazione umana.

In questo quadro, a fronte di problemi senz'altro difficili e complessi, non meraviglia un prudente attenersi al dettato degli enunciati magisteriali. Così C. Bresciani, Sessualità, matrimonio, famiglia, in L. Melina (a cura di), L'agire morale del cristiano, Jaca Book, Milano 2002, pp. 320: 225-309, qui 255-265, ? 23,00, dopo aver fornito alcune informazioni di carattere psicologico e psichiatrico, enuncia il giudizio morale prevalentemente con citazioni da documenti e con ricorso ad argomenti noti: «L'omosessualità sia maschile che femminile, può essere vista come il fallimento nell'apertura all'alterità sessuale che l'eros ha propiziato. Siamo quindi di fronte a una mancanza nella realizzazione della finalità intrinseca della sessualità umana» (255), e conclude su alcune indicazioni pastorali, a partire appunto dalla intrinseca finalità della sessualità umana. Ma in tal modo, anteponendo lo studio della sessualità alla morale sessuale, e la morale sessuale al matrimonio e alla famiglia, Bresciani non vede altra strada che il ritorno allo schema teorico neoscolastico, che dall'intrinseca finalità della sessualità (unione dei coniugi e procreazione di figli) giunge al giudizio morale sulla sessualità, e da questa alla necessità del matrimonio come istituzione. Su questa linea anche T. Anatrella, Omosessualità e omofobia, in Pontificio consiglio per la famiglia, Lexikon, Dehoniane, Bologna 2003, 685-697; e L. Vico Peinado, Liberazione sessuale ed etica cristiana. Contributi per la vita di coppia, Paoline, Cinisello Balsamo 2004, pp. 480: 368-419, ? 43,00.

Ma che l'omosessualità possa/debba essere considerata anzitutto come un problema di sessualità (sbagliata), è probabilmente una delle tesi da rivisitare, e una parte necessaria del compito da affrontare. «Il concetto di eterosessualità è una cattiva astrazione, in quanto non può rappresentare convenientemente i fenomeni che dietro di esso si celano. Insieme è diventato chiaro che anche l'omosessualità è un fenomeno ampiamente disperso, e questo anche quando viene pensata insieme con uno stabile orientamento allo stesso sesso. Ciò significa ancora che, contrariamente a una lunga convinzione, non affermiamo alcunché di significativo quando di una persona diciamo che lui o lei è omosessuale» (M. Dannecker, Homosexualität. Zum Problemstand, in Lexikon der Bioethik, Gütersloher Verlagshaus, Gütersloh 1998, 225).

Fatto il primo passo, resta da affrontare la questione centrale, quella che riferisce la sessualità alla persona e alla sua vicenda biografica; nella comprensione di questa «si deve superare il presupposto intellettualistico per cui si darebbe identità a prescindere dal cimento pratico del soggetto, dalla decisione che impegna sé» (G. Angelini, in Informatore, Anno VI/3, Aprile 2001, Glossa, Milano 2001, 10s.). Insomma si tratta di ripensare la sessualità, o meglio la persona, non in modo astratto, ma in modo pratico, ossia in quell'agire in cui l'essere della persona appare nell'unico modo possibile, il modo del determinarsi. Ma questa elaborazione investe l'intero assetto della teologia morale, e certo non solo la sua teoria della sessualità, e meno ancora dell'omosessualità.

 

Prof.Alberto Bonandi

MORALE SESSUALE UOMO, DONNA, GENERAZIONE

 

Indicazioni bibliografiche sul tema qui in oggetto ne sono state già date in passato, a più riprese. Quelle offerte in queste pagine appartengono quindi al genere quodlibet. Ci limitiamo ad indicare alcune letture, in ordine sparso.

Un primo libro che segnaliamo alla lettura è quello di A. Lancelin - M. Lemonnier, I filosofi e l’amore. L’eros da Socrate a Simone de Beauvoir, Raffaello Cortina, Milano 2008, pp. 197, ? 21,00. Non è l’unico del genere e rassegne filosofiche sul tema dell’amore non mancano. Questo libro vi si aggiunge con le doti di un testo di agile lettura e non privo di una significativa documentazione, senz’altro valida per i non addetti ai lavori. Le due autrici hanno una formazione filosofica, ma di professione sono giornaliste. Il libro è costruito a medaglioni e passa in rassegna il pensiero di dieci autori, ad iniziare da Platone e finendo con Sartre.

Un diverso e più impegnativo approccio alla questione dei sessi, dal punto di vista filosofico, lo si può trovare nel libro di G. Fraisse, La differenza tra i sessi, Boringhieri, Torino 1996, pp. 120, ? 11,36. La filosofa francese radicalizza la questione dei sessi, in modo analogo a quanto fa Marion (J.-L. Marion, Il fenomeno erotico, Cantagalli, Siena 2007, pp. 286, ? 18,00), seguendo il filo di una intrinseca corrispondenza tra il modo di pensare i sessi ed il modo di praticare il pensiero stesso o di far filosofia. Il tema del sesso diviene, in tal modo, una questione centrale e decisiva del pensiero filosofico, imponendo una nuova e più radicale riflessione sul modo di concepire l’essere dell’uomo e l’atto del pensare l’originario dell’esperienza umana.

Un testo utile alla lettura è anche quello del compianto Nullo Muzzin, recentemente scomparso, dedicato al pensiero di Rosmini sulla famiglia e sul matrimonio (N. Muzzin,  Amore e istituzione. Famiglia e matrimonio in Antonio Rosmini, Città Nuova, Roma 2003, pp. 192, ? 12,00). L’interesse del libro scaturisce anzitutto dalla povertà di letteratura sul tema. L’affermazione può apparire paradossale, vista la mole degli studi su Rosmini, eppure, il tema della famiglia e del matrimonio costituiscono una indubbia lacuna nella bibliografia rosminiana, come afferma l’autore: «Solo negli anni ’80, con i contributi di Autiero e di Pregna e con la pubblicazione degli atti del XIV Corso della “Cattedra Rosmini”, si è recuperato il tema della società domestica e si è tentata una lettura complessiva e sistematica della filosofia della famiglia nel roveretano» (12). Il libro si articola in quattro capitoli, il primo dei quali è dedicato alla ricognizione delle fonti del pensiero rosminiano sulla famiglia. I successivi tre capitoli affrontano i corrispettivi profili fondamentali del pensiero di Rosmini: il modo di concepire la famiglia, il suo rapporto con il matrimonio, quale suo fondamento, ed infine la collocazione del tema “famiglia” nel contesto complessivo del personalismo rosminiano.

Di altro genere è il testo di un altro filosofo: X. Lacroix, In principio la differenza. Omoses-sualità, matrimonio, adozione, Vita e Pensiero, Milano 2006, pp. 120, ? 10,00. L’autore è noto per il suo impegno attorno ai temi della morale sessuale e persegue un indirizzo fenomenologico, che egli ritiene capace di offrire un fondamento alla morale sessuale cristiana. Già recensivamo il suo testo del ’96 (Id., Il corpo di carne, EDB, Bologna 1996), mettendo in luce guadagni e limiti di tale indirizzo, nell’affrontare i te-mi della sessualità. Ap-partiene, infatti, all’approccio fenomenologico la straordinaria ca-pacità di mostrare il valore delle norme mo-rali, a procede dalla descrizione dei vissuti, per cui la fedeltà co-niugale e l’apertura al-la vita sono imperativi che già strutturano i vissuti di coppia, prima di essere sanciti dalla norma morale.

Si supera, in tal modo, la ben nota obiezione di eteronomia della norma, la cui accettazione da parte dell’individuo può essere motivata solo da un’utilità di ordine sociale.

L’amore, se è veramente tale, porta con sé l’istanza della fedeltà e della fecondità, a prescindere da qualsiasi funzionalità sociale e anche da ogni opzione religiosa. Eteronoma e arbitraria è, al contrario, la scorporazione dei vissuti affettivi da dette istanze, giustificata, magari, dalla insostenibilità psicologica di un amore per tutta la vita. Lacroix sa svolgere con grande efficacia questo tipo di argomentazione, nelle sue varie pubblicazioni dedicate al tema. Il testo che qui presentiamo è però dedicato ad una questione più specifica: il matrimonio e l’adozione gay. Il cimento con tali questioni fa emergere nel discorso del nostro autore l’esigenza di un ulteriore ancoramento della norma morale, rispetto a quello già conosciuto nel discorso fenomenologico, che egli stesso definisce “fisico”. Infatti, dopo aver segnalato il carattere inedito di tali questioni ed il conseguente imbarazzo nell’affrontarle, l’autore riconosce la necessità di recuperare il rapporto con la «dimensione fisica» della realtà sessuale; afferma ad esempio: «È pur vero che il ‘reale’ non risulta circoscritto alla dimensione fisica, ma come negare che passa attraverso di essa?». La questione del matrimonio gay e, ancor più, dell’omoparentalità impone il recupero del rapporto tra «il linguaggio e la dimensione reale», tra la dimensione simbolica dei fatti umani e il loro radicamento «nel corpo» e tale recupero costituisce «una delle sfide più importanti del dibattito attualmente in corso» (12-13).

Quanto ed in che modo Lacroix riesca ad affrontare tale sfida, lasciamo ai lettori giudicare. Senz’altro giova il confronto con l’altro suo testo, di natura più generale e sistematica, sopra citato. Nel libro dedicato alla questione omosessuale si trova anche una rassegna della letteratura volta a sostenere la tesi della parità della condizione gay, rispetto a quella etero, mostrandola sul piano della relazione di coppia, ma anche soprattutto sul piano della relazione parentale. In rapporto a tale relazione, il nostro autore riafferma l’impossibilità di superare, in nome delle qualità affettive della relazione tra l’adulto ed il minore, «l’ancoraggio fisico» del fatto parentale o, come dice Pierre Legendre, «l’inesorabile della struttura» (27).

Lasciamo ai lettori l’approfondimento delle argomentazioni svolte a sostegno di tale necessità di recuperare la dimensione fisica del corpo, nella morale sessuale e, più precisamente, nella prospettiva di un ripensamento della legge naturale.

Sui rapporti tra mondo gay e Chiesa cattolica può essere utile il testo scritto da due religiosi, una suora ed un padre dell’ordine del “Divino salvatore”, impegnati da una vita intera nella pastorale verso le persone con tendenza omosessuale (J. Gramick - R. Nugent, Anime gay. Gli omosessuali e la Chiesa cattolica, Editori riunioni, Roma 2003, pp. 284, ? 14,00). ­Il libro nasce anche dalle vicende personali dei due autori, diffidati dalla Congregazione per la dottrina della fede, in una Notificazione del 1999, a svolgere attività pastorali a favore delle persone omosessuali. Nella parte finale del libro si può trovare anche una interessante documentazione relativa appunto a tale vicenda disciplinare, con commenti di vari autori. La lettura è utile anche per cogliere il delicato rapporto che esiste tra le posizioni dottrinali e le pratiche pastorali, in primis le relazioni con le persone omosessuali e le loro vicende esistenziali.

A proposito, invece, dell’indirizzo fenomenologico della morale sessuale e dell’istanza personalista che lo anima segnaliamo la recente pubblicazione in italiano, con testo tedesco a fronte, del libro di D. von Hildebrand Das Wesen der Liebe, del 1971 (D. von Hildebrand, Essenza dell’amore, Bompiani, Milano 2003, pp. 1040, ? 38,00). Non nascondiamo l’impegno che la lettura comporta, già a procedere dal numero delle pagine.

Essa si raccomanda però per due ragioni: da un lato permette di accostare la sintesi matura del pensiero di questo autore, dall’altro offre la possibilità di approfondire la radice principale dell’istanza personalista che si farà valere anche nella teologia morale, a procedere dall’opera di Doms, comprendendone meglio il retroterra filosofico. Sappiamo che von Hildebrand fu un fenomenologo ‘vecchia maniera’, riluttante nel seguire il maestro in quella che egli stesso definisce la “svolta trascendentale”.

L’istanza fenomenologica continua ad essere per lui rappresentata dal ritorno alle cose stesse ed in questo modo è concepito lo sforzo di mostrare l’essenza delle cose, nella fattispecie, l’essenza dell’amore. Non entriamo nel merito del discorso, suddiviso in quattordici capitoli, nei quali l’autore continuamente cerca di guadagnare alla riflessione l’articolazione tra il fenomeno e la norma morale e di mettere in luce, in tale articolazione, la libertà umana.

La lettura del libro ponderoso di von Hildebrand può essere utilmente preceduta da quella del più agile libro di una delle studiose italiane del filosofo tedesco, Paola Premoli De Marchi (P. Premoli De Marchi, Uomo e relazione. L’antropologia filosofica di Dietrich von Hildebrand, Franco Angeli, Milano 1998, pp. 268, ? 20,00). Laureata alla Cattolica di Milano, l’autrice si è dedicata allo studio del pensiero di von Hildebrand, divenendo poi responsabile dell’Archivio degli inediti. La sua competenza e la capacità didattica traspaiono fin dalle prime pagine del libro, nel quale si può accostare in modo sistematico il pensiero del nostro filosofo, nei suoi diversi profili: teoretico, morale e religioso.

Dal punto di vista più pratico, o pastorale, troviamo la recente pubblicazione della Facoltà Teologica del Triveneto, dedicata al tema della famiglia (G. Dianin - G. Pellizzaro [ed.], La famiglia nella cultura della provvisorietà. Percorsi di teologia pastorale, Messaggero, Padova 2008, pp. 381, ? 24,00). Il libro raccoglie i contributi offerti nell’ambito del Seminario di studio interdisciplinare, promosso da questa Facoltà, su tematiche di rilievo pastorale.

È suddiviso in tre parti, corrispondenti ai tre momenti della riflessione pastorale: la ricognizione della prassi e dei suoi interrogativi, la riflessione teologica e l’azione pastorale. Il libro si apre con un’introduzione dei due curatori e poi presenta tre contributi relativi alla pastorale familiare in Italia degli ultimi dieci anni, alla preparazione al matrimonio nelle diocesi lombarde e ad alcune esperienze pastorali relative alle crisi matrimoniali.

La seconda parte, dedicata alla riflessione teologica, propone anch’essa riflessioni su temi specifici, dedicati a vari aspetti della pastorale della famiglia, quali il direttorio della CEI, la riflessione teologica locale sulla pastorale familiare, il rito del matrimonio e il tema delle convivenze. La terza parte raccoglie sei contributi, dedicati a vari aspetti della cura pastorale della famiglia: l’accompagnamento al matrimonio, l’accompa­gna­mento della coppia, i consultori, il rapporto genitori e figli, l’accompagnamento dei separati e divorziati ed infine la pratica del riconoscimento della nullità. Nonostante la frammentarietà, il testo si propone utile alla lettura.

Sul tema del rapporto uomo, donna e generazione si è autorevolmente inserito il contributo di Benedetto XVI, autore dell’enciclica Deus caritas est. Segnaliamo, in proposito, la recente pubblicazione di Giuseppe Angelini, dedicata appunto al tema trattato dall’enciclica (G. Angelini, Eros e agape. Oltre l’alternativa, Glossa, Milano 2006, pp. 168, ? 18,00). Il libro ha anzitutto il pregio di aiutare una comprensione approfondita del testo papale, mettendone in luce le linee di fondo, il loro contesto dottrinale ed il significato culturale. Angelini va riconosciuto tra gli ammiratori di questo papa, al quale ravvisa un buona dose di coraggio, oltre alla grande preparazione teologica e culturale. La tesi volta a riconoscere nell’eros sessuale l’archetipo dell’amore in quanto tale supera il tradizionale sospetto verso la sessualità, proprio di gran parte della tradizione cristiana. Nel momento in cui ne riconosce il valore antropologico, il papa lo riconduce anche al principio cristologico, rimediando in tal modo al secondo difetto della tradizione cristiana e, ancor più, all’uso odierno della figura dell’amore, relativo alla mediazione cristologica della rivelazione di Dio. Nel crocifisso trova piena attuazione la forma umana dell’amore ed insieme è data la realtà dell’amore di Dio per l’uomo. Angelini sviluppa questi temi sotto tre profili: quello antropologico, quello teologico e quello politico. Nel primo egli mostra la necessità di assumere l’istanza dell’unità dell’esperienza umana, contro ogni divaricazione tragica tra la fede e la dimensione carnale dell’uomo. Eros ed agape trovano una prima unificazione in una diversa ermeneutica dell’esperienza, a procedere da una visione temporale o processuale dell’esperienza stessa. Il discorso su Dio si inserisce in tale recupero dell’unità dell’esperienza umana, superando l’idea di un amore puramente intellettuale oppure di un amore ridotto a compassione.

 La Rivelazione cristologica mostra, al contrario, un eros di Dio, a procedere dalla Croce di Cristo. La terza parte è dedicata alla declinazione politica del tema della carità, a procedere dall’assunto di partenza, secondo il quale la risorsa prima della vita sociale e politica di un popolo è l’amore, nelle forme dell’eros coniugale e della dedizione alla vita.

 

 

Prof. Giuseppe Mazzocato